L’expo degli umanisti

Franco Fanelli |

La parola «virale» nel mondo dell’intellighentsia prevalentemente di sinistra (ammesso che ne esista ancora una) di questi tempi è «umanesimo». Lo invoca Massimo Cacciari come via per rinascere dalle macerie lasciate dalle barbarie di varia estrazione, individuando nel recupero della filologia lo strumento da opporre al molto parlare a vanvera che ci assorda. Vi si appella un altro filosofo, Maurizio Ferraris, a difesa della democrazia e contro la deriva autoritaria che è destino del populismo. Eugenio Scalfari ne ha scritto in pieno dibattito sul fine vita. 


Volevi che si astenesse il mondo dell’arte? Infatti «umanesimo» ha di gran lunga surclassato quella «resilienza» di cui per almeno cinque anni si sono riempiti la bocca curatori, artisti e assistenti di galleria. «Umanesimo» appare infatti, inesorabilmente, nella seconda riga del discorso con cui Christine Macel, curatrice
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