L’ex ministro della cultura russo guida i negoziati di pace

Figura controversa, Vladimir Medinsky è stato in carica per otto anni dal 2012 e ora è il capo della delegazione che ha incontrato le controparti ucraine nei colloqui in corso sul confine bielorusso

Vladimir Medinsky di fronte al presidente russo Vladimir Putin Foto. Amministrazione del Presidente della Russia, 2016
Gareth Harris |

A guidare i negoziati tra la Russia e l'Ucraina, iniziati questa mattina, è un ex ministro della cultura, Vladimir Medinsky. È lui il capo della delegazione russa che ha incontrato le controparti ucraine nei colloqui, attualmente in corso, sul confine bielorusso.

«Vogliamo sicuramente raggiungere un accordo il prima possibile, anche se dev’essere nell'interesse di entrambe le parti», ha dichiarato Medinsky  all’agenzia statale russa RIA-Novosti (dichiarazione ripresa anche dal «Financial Times»).  Da parte sua il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l’immediato cessate il fuoco e il ritiro delle forze russe: in un video del 25 febbraio il presidente aveva reso noto che nelle prime 24 ore dell'invasione russa erano state uccise 137 persone.

A inizio 2020 Medinsky, in carica dal 2012, era stato estromesso da un rimpasto di governo e sostituito da Olga Lyubimova. In un primo momento alcuni esponenti del teatro e dell'arte contemporanea, ambiti presi di mira dalle politiche nazionaliste di Medinsky, si erano rallegrati sui social per il suo licenziamento. Una gioia di breve durata: poco dopo infatti i mezzi d’informazione avevano diffuso la notizia che   Medinsky sarebbe stato nominato consigliere culturale di punta del Cremlino, mantenendo quindi una notevole influenza.

Secondo il sito web di Radio Free Europe, Medinsky «ha contribuito a guidare gli attacchi contro l’arte che, agli occhi degli attivisti conservatori, accenna alla cosiddetta “propaganda gay”». Nel 2017 l’ex ministro era stato stato accusato di plagio; un consiglio universitario russo aveva raccomandato di  revocargli il dottorato del 2011 incentrato sui «problemi di obiettività» nella trattazione della storia russa dal XV al XVII secolo. Un'agenzia governativa lo ha poi scagionato dall'accusa di plagio.

Nel 2014 il Ministero della Cultura russo aveva revocato allo storico dell'arte Grigory Revzin l’incarico di commissario del padiglione russo alla Biennale di Architettura di Venezia. Secondo Revzin il licenziamento era da attribuirsi ai suoi interventi su un blog in cui si era mostrato critico sulla presenza militare della Russia in Ucraina. «Ho appena parlato al telefono con [un portavoce] del Ministero della Cultura» scriveva Revzin «che mi ha comunicato la decisione personale del ministro [Vladimir] Medinsky di licenziarmi dal mio incarico di curatore del padiglione russo alla Biennale di Architettura di Venezia. E non ho nemmeno scritto nulla sulla Crimea!».

Crisi russo-ucraina 2022

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