L’era Merkel è finita. E la cultura?

Olaf Scholz è da oggi il nuovo cancelliere di un Governo rosso-verde-giallo. La verde Claudia Roth è il nuovo ministro della Cultura

Claudia Roth (Bündnis 90/Die Grünen) è la nuova ministra della cultura nel governo di Olaf Scholz (SPD), 2021. Foto di Kristian Schuller
Francesca Petretto |

Il Governo di Spd, Verdi e Fdp si è insediato: dal 3 dicembre Olaf Scholz è il nuovo cancelliere, il quarto della giovane Germania riunificata nel 1990 (il nono nella storia della Bundesrepublik Deutschland, tolti gli anni della separazione); l’era Merkel è finita.

Questo passaggio di testimone segna la fine di una storia di successi, lunga 16 anni, della politica culturale della Cdu nella Repubblica Federale. Quando Monika Grütters diventa nel 2013 Kulturministerin (ministra della Cultura) c’è molto da fare: il Ministero è nato nel 1998, non più costola di quello dell’Interno. Ma Grütters, proveniente dal mondo della cultura, può contare sul fermo appoggio della cancelliera Merkel per farlo fiorire.

Il suo primo mandato è segnato dall’approvazione della legge per la tutela dei Beni culturali, del copyright e della sicurezza sociale degli artisti: sorprendente che a volerla sia una esponente del primo partito conservatore tedesco, fino a quel momento poco interessato al tema della conservazione attiva del patrimonio (im)materiale della nazione e ancor meno attento alle politiche sociali.

Gli ultimi due anni di Grütters alla guida del Ministero sono stati inevitabilmente segnati dalla pandemia: il mondo delle arti anche in Germania ha pagato un prezzo altissimo e lei, da ministro, ha lottato perché quest’enorme, composito universo fosse incluso nelle misure di aiuto generale, alla fine ottenendo soltanto 2 miliardi di euro.

Il Ministero che lascia è più organizzato, strutturato (circa 400 dipendenti) e stimato che mai, eppure l’annuncio del nome della veterana dei Verdi, Claudia Roth, per la carica di Staatsministerin für Kultur und Medien ha fatto tirare a molti un sospiro di sollievo. La sua nomina segna un sicuro cambio di paradigma atteso da tempo a Berlino: è il riconoscimento del fatto che la cultura di questo Paese è molto più che auto-rappresentazione, Humboldt Forum e Berlinale.

La scena alternativa di teatri e club indipendenti festeggia: per la sua storia personale e politica, Roth sembra perfetta per quest’alleanza di Governo rossa-verde-gialla.

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