L’enigmatico erotismo di Juana

A Courbevoie un'esposizione ripercorre il successo in vita della pittrice Romani

Juliana Romani, «Judith», 1890
Francesca Romana Morelli |  | Courbevoie

Nell’affrontare lo studio delle numerose artiste che hanno segnato l’arte passata, viene spontaneo interrogarsi perché, molte volte, il successo raggiunto in vita è stato dimenticato dai posteri.

È il caso della pittrice e modella italiana Juana Romani (1867-1923), alla quale il Musée Roybet Fould dedica, fino al 19 settembre, la prima retrospettiva francese, dopo una mostra voluta dall’Accademia di Belle Arti di Roma nella sede di Velletri, cittadina d’origine dell’artista, curata da Marco Nocca e da Gabriele Romani (2017).

Ora è quest’ultimo, insieme a Emmanuelle Trief-Touchard e a Marion Lagrange a ideare e organizzare la grande mostra che riunisce opere della Romani ma anche dei colleghi che frequentò, quasi un centinaio tra dipinti, sculture, grafica, documenti e abiti d’epoca, molti provenienti da musei.

Il talento artistico della Romani prende forma a contatto con i maestri per i quali posa, come spesso successe all’epoca, soprattutto Jean-Jacques Henner e Carolus-Duran, ma guarda anche alla tradizione antica, da Tiziano a Velázquez.

Ma a segnare in modo irrevocabile la sua vita d’artista e privata è il suo pigmalione, il pittore Ferdinand Roybet, quasi trent’anni più grande di lei, incontrato intorno al 1882: condividono l’atelier, frequentano musei e circoli culturali, viaggiano all’estero, hanno gli stessi collezionisti.

Dopo vent’anni di assenza, nel 1892 Roybet partecipa al Salon ufficiale, dove espone un ritratto di Juana; sarà sempre lui a seguire la donna quando inizia il pellegrinaggio nei manicomi, fino a diventarne il tutore legale. Juana morirà internata, tre anni dopo Roybet.

In mostra numerosi dipinti della pittrice, soprattutto figure femminili, bibliche, legate all’arte e alla storia o che affollavano il mondo bohémien parigino, accomunate da atteggiamenti carichi di un enigmatico erotismo, di un’esplicita sfida con i loro corpi eburnei e sensuali, ostentati sul limite della tela, quasi a sfiorare lo sguardo voyeuristico del riguardante: «La Fille de Théodora» (1893), «Joven Oriental» (1890 circa), «Judith» (1890), «Angelica» (1898).

Sono altrettanto interessanti le opere dei colleghi, in cui Juana diventa una vezzosa coquette o una semplice modella, mentre in certi ritratti di Roybet vive la normale identità della sua persona.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Francesca Romana Morelli
Altri articoli in MOSTRE