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L’emozione della restauratrice del Polittico dell’Agnello Mistico

«Straordinari sono i giochi d’ombra e di luce dei pannelli esterni»

Abbiamo domandato a Livia Depuydt, restauratrice dell’équipe del Kik-Irpa all’opera sul Polittico dell’Agnello Mistico, quanto è stato ridipinto nei secoli e per quali ragioni, dal momento che la sottostante pittura originale è stata ritrovata in ottime condizioni, con perdite inferiori al 5%. «Il retablo presentava ridipinture quantificate tra il 50 e il 70 per cento. A queste si aggiungevano vari strati di vernici ingiallite. Li asportiamo per gradi e con estrema prudenza in differenti maniere, ma il metodo piu efficace è con binoculare stereoscopico e bisturi oftalmico. In ogni caso si procede di pochi centimetri al giorno (della decina di restauratori coinvolti sette lavorano sulla pellicola pittorica e gli altri su cornici e supporto ligneo). Esiste una copia del polittico fatta da Michiel Coxcie nel 1558-59 da cui possiamo dedurre che alcune ridipinture erano state apportate già nella prima metà del Cinquecento. Per quale ragione? Perché non esisteva la professione del restauratore e i restauri venivano effettuati da pittori per i quali era assai più facile ridipingere che restaurare. Non si ridipingeva solo dove c’erano delle lacune (erano poche), ma dove la vernice ossidata comprometteva la leggibilità o attenuava i contrasti o dove la pellicola pittorica originale, assai sottile e trasparente, lasciava intravedere il disegno preparatorio».

Qual è stato il momento più emozionante? «Ho studiato e scrutato ogni centimetro quadrato della pellicola pittorica, ma vedevo sempre un risultato parziale. È stata un’emozione indicibile rivedere il polittico in Cattedrale nella sua monumentalità. Il registro inferiore restaurato ha ritrovato quell’esplosione di colori che nelle intenzioni dell’artista doveva fortemente contrastare con le tonalità pallide e con i monocromi del polittico chiuso, un contrasto che si era perduto col tempo. Straordinari sono i giochi d’ombra e di luce dei pannelli esterni: le cornici erano parte integrante dei dipinti dell’epoca e Van Eyck accentuò l’effetto dipingendo l’ombra delle cornici sui pannelli con uno straordinario effetto a trompe-l’oeil».

Barbara Antonetto, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020


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