L’Eldorado dei passion asset

I servizi di gestione delle collezioni stanno diventando centrali nel sistema dell’arte e le banche sgomitano per salirci a bordo

La pubblicità per Arte Generali, realizzata da Oliviero Toscani con Maurizio Cattelan
Riccardo Deni |

Il Covid ha cambiato il mondo. Il Covid ha cambiato, per sempre, l’arte. Le persone. Il lavoro. La vita. Quante volte l’abbiamo letto, e quante lo leggeremo. Il sistema dell’arte non conosce ancora il proprio destino; il ruolo delle aste, sempre più potenti, quello delle gallerie, sempre più digitali, quello delle fiere, sempre più sperimentali, alla ricerca di un rinnovato, vecchio, ruolo. Un’altra parte del sistema che sta cambiando, o, almeno, è opinione diffusa che cambierà, è quello dei collezionisti.

Digitali (comprano sempre di più online), vengono posti al centro di un nuovo paradigma, che tutto sommato dovrebbe far bene a questo variopinto mondo che è quello degli oggetti d’arte e beni da collezione: si chiama gestione patrimoniale integrata dei passion asset. I passion asset sono la costellazione di quei beni che integrano una componente finanziaria a una puramente emotiva: opere d’arte, orologi, gioielli, vini, auto d’epoca, arredi, oggetti di design, memorabilia.

Oggi, a tal riguardo, il mercato sta provando a raccontare una storia nuova ai possessori di questi beni: vanno integrati in una gestione patrimoniale complessiva, in grado di censirli, archiviarli digitalmente, valutarli economicamente, conservarli con cura. Questa gestione ha molti risvolti, quasi tutti positivi: vi sarà una professionalizzazione del mercato, perché per archiviare un’opera ci vogliono competenze; circa la provenienza, per tracciare la storia del bene, in ambito fiscale e legale, per scoprirne eventuali vincoli e attuare strategie fiscali efficaci, in ambito storico, per dare voce all’oggetto.

Questa professionalizzazione del mercato porterà un efficientamento del sistema, perché sempre più collezionisti saranno informati circa i minimi standard di scambio, come la richiesta di un’autentica o un certificato di garanzia, la stipulazione di un contratto di acquisto che normi l’utilizzo dei diritti d’immagine, una approfondita analisi dell’oggetto che verifichi provenienza e assenza di vincoli: tale processo aumenterà i requisiti della domanda, selezionando una migliore offerta. In tutto questo chi sono i professionisti che cercano di normalizzare il mercato e rispondere all’esigenza di chi dispone di patrimoni censibili? Nel corso degli ultimi dodici mesi sono nate, prima negli Stati Uniti, e ora anche in Italia, una serie di realtà che affrontano il tema della gestione dei beni.

È il caso del servizio The Vault, lanciato da Art Defender, società attiva nella conservazione, assicurazione e logistica per le opere d’arte, con Art Shell, società erogatrice di un sistema digitale di archiviazione delle opere mediante un caveau digitale atto al loro censimento.

Con un taglio di più ampio respiro, è nata a Torino Promemoria Family, gemmazione di due leader del mercato della consulenza finanziaria e patrimoniale indipendente (il multi-family office Tosetti Value) e dell’archiviazione (Promemoria): la società mira ad accompagnare i clienti nell’archiviazione digitale di tutti i loro beni, che siano opere o altre tipologie di passion asset, nella conservazione e logistica (mediante accordi specifici e ogni volta maggiormente idonei con i vari player di questi mercati) e nella gestione patrimoniale integrata anche alla componente finanziaria, senza tralasciare, per chi lo necessitasse, grazie alle competenze del family-office, gli aspetti legati al passaggio generazionale e alla pianificazione successoria, in tutti i loro riflessi legali, fiscali, emotivi.

Un servizio di consulenza indipendente e chiavi in mano, insomma. In questo scenario in evoluzione è entrato poi un gigante come Arte Generali che, sfruttando l’onda digitale sospinta dalla pandemia, ha lanciato la propria applicazione-piattaforma «Arte Generali», che permette un’archiviazione rapida delle opere, e l’accesso ai servizi offerti dal colosso (tra i primi, quello assicurativo), nonché l’accesso a un network di professionisti per la gestione della collezione.

In tutto questo, la corsa a gestire quest’ultima esigenza di mercato non è sfuggita alle banche, sia commerciali sia d’affari. Sono loro che, spesso detenendo parti consistenti del patrimonio delle famiglie, vogliono poter offrire servizi aggiuntivi ad alto valore. Prestare soldi, d’altronde, è rischioso e non è più di moda: la gestione è il vero tesoro degli istituti bancari.

Ed ecco che allora sarà tutto un florilegio, una nuova stagione nella quale le banche si alleeranno a servizi di gestione dei passion asset, integrati con le loro gestioni finanziarie, per dare al cliente una visione del portafoglio tra asset illiquidi (real estate, fondi, opere, pietre, orologi, e altri) e liquidi (conti correnti, gestione obbligazionaria, comparto azionario). Dopo le alleanze, se il mercato sarà sufficientemente profittevole, arriveranno le fusioni, le incorporazioni, gli acquisti, perché le banche amano detenere e controllare direttamente il loro business.

Dentro a questo calderone ci sono poi i collezionisti, il teorico vero nucleo della questione: l’ultimo pensiero va a loro, perché non sempre vengono tutelati, tra le commissioni di gestione, più o meno nascoste. Ecco perché, ad oggi, la soluzione migliore sembra (ancora) la consulenza indipendente, libera da vincoli di collocamento di un prodotto o di un servizio. Tutto questo però ha anche un risvolto immaginifico: pensate alla vostra collezione ordinata, censita, visibile digitalmente (o in un bel catalogo cartaceo!), valutata economicamente, con le carte a posto. Sembra un bello scenario in cui vivere.

© Riproduzione riservata Giulia Tosetti, co-founder e CEO di Promemoria Family Alessandro Guerrini, ad di Art Defender
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