L'effetto Expo spinge Miart

La ventunesima edizione della fiera chiude con 45mila visitatori e, in generale, buone vendite

Ian Davenport, Puddle Painting Light Green, 2010 acrilico su alluminio, montato su pannello di alluminio 77x77 cm, Galleria Tega, sezione Established
Jenny Dogliani |

Milano. Svoltasi dall’8 al 10 aprile a Fieramilanocity con oltre 45mila visitatori, la XXI edizione di Miart, quarta e ultima diretta da Vincenzo de Bellis nominato curatore al Walker Art Centre di Minneapolis, proponeva principalmente dipinti, sculture, fotografie e piccole installazioni con prezzi da poche migliaia a oltre 3 milioni di euro e vendite un po’ in tutte le fasce.
Il numero non eccessivo e la provenienza variegata delle gallerie (154 da 16 Paesi) hanno determinato un equilibrio tra artisti storici e contemporanei, affermati ed emergenti, senza estenuanti ripetizioni di nomi e movimenti in auge. Insomma, se è ancora fresca l’atmosfera internazionale dell’Expo, una galleria su quattro partecipa ad Art Basel e si può contare sulla concomitanza del Salone del Mobile, la fiera non può che crescere accontentando la maggior parte degli espositori interpellati. Tra questi, Mario Cristiani
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© Riproduzione riservata Gina Pane, Action Psyché (Essai), 1974. Galleria Richard Saltoun, Londra Maurizio Nannucci, «Trace of Time and Space», 2005, Galleria Fumagalli, sezione Established Rirkrit Tiravanija e Korakrit Arunanondchai, «The fire is gone but we have the light», 2016; esposto nella sezione  THENNOW-CLEARING_
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