L’Eden può essere un incubo

Le interpretazioni contemporanee del giardino delle delizie al Martin Gropius Bau

«With All My Love for the Tulips, I Pray Forever» (2013-14) di Yayoi Kusama allo Shanghai MoCA. © Yayoi Kusama. Cortesia di Ota Fine Arts, Tokyo, Singapore, Shanghai
Francesca Petretto |  | Berlino

Forte di immediati rimandi e ricchissima per spunti, ingegno, differenti spazi e numero di artisti internazionali partecipanti, la nuova mostra collettiva e sperimentale di Martin Gropius Bau, «Garten der irdischen Freuden» (Il Giardino delle delizie), si annuncia come uno spettacolo capace di coinvolgere tutti e cinque i sensi ufficiali e il mitico sesto, grato alla mente, ai suoi sogni, afflati poetici, politici e sociali.

Attenzione però, il «Giardino delle delizie» di Bosch che sta sullo sfondo, imprescindibile ispirazione, è solo punto di partenza: le sue delizie portate all’eccesso nel bene e nel male sono solo una parte del piano, affiancate dalle gioie terrene, sogno irraggiungibile di molti nel mondo odierno dell’immanente.

Le curatrici Stephanie Rosenthal e Clara Meister questo hanno pensato, a come si possa rivisitare oggi il mito bucolico-classico del giardino come luogo segreto, intimo
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