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L'Avvento nell'arte italiana | 9 dic

Antichi profeti sulla Via delle Gallie

Giacomo Jaquerio, «Profeta». Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso (To)

Sulla antica Via delle Gallie, in bassa Valle di Susa, sorge una delle più belle chiese italiane: la chiesa di Sant’Antonio di Ranverso, della Precettorìa degli Antoniani. Il complesso, comprendente un ospedale per i pellegrini, fu fondato nel 1188 dai canonici dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne che curavano, con il grasso dei maiali lì da loro allevati, il «fuoco di sant’Antonio». L’ordine fu protetto dai Savoia fino alla soppressione, avvenuta nel 1776. In seguito l’edificio con tutti i suoi cospicui beni passò all’Ordine Mauriziano cui ancora appartiene.

L'edificio all’inizio del XIII secolo era stato finito ma nel Quattrocento fu molto rimaneggiato con l’aggiunta di due navate laterali. La caratteristica facciata  con ghimberghe e coronamenti in cotto, pinnacoli e decori di gotico flamboyant, fu voluta dal priore commendatario Jean de Montchenu II.

All’interno vi sono cicli di affreschi che si collocano fra il XII secolo e il XV secolo. Nell’abside, dove troneggia uno dei capolavori italiani del Rinascimento, il grande polittico della Natività realizzato nel 1531 da Defendente Ferrari e dalla sua scuola, è conservato un ciclo di affreschi iniziato da Giacomo Jaquerio nel 1406 e da lui firmato. «[Picta] fuit ista capella p[er] manu Iacobi Iaqueri de Taurino». Gli affreschi raffigurano nella parte alta la Vergine con il Bambino sotto una complessa edicola gotica; ai lati della Vergine elementi architettonici gotici e negli sguanci delle finestre i santi Giovanni Battista, Antonio Abate, Marta e  Margherita, e poi ancora  san  Nicola e san  Martino.

Alla base della complessa composizione una serie di profeti, che sono collocati in quella posizione perché sono all’origine di tutto quello che li sovrasta: sono infatti le loro profezie che hanno permesso al popolo ebraico di transitare verso l’avvento del Messia e verso la fioritura della nuova fede, rappresentata dalla stessa ricchezza del decoro gotico che ne è simbolo e ornamento insieme. I profeti esprimono nel loro stile la complessa cultura di Jaquerio, pittore di grande livello, attivo a Torino e in  Piemonte nella prima metà del Quattrocento.

All’artista si devono anche altri affreschi della Precettoria e molti altri in chiese della regione. Jaquerio unisce elementi del gotico fiorito ad espressioni di intenso realismo di influsso borgognone che ne fanno un vero e proprio caposcuola: la sua lezione attraverserà infatti una rilevante parte della pittura del Quattrocento piemontese. Da documenti ritrovati recentemente dal compianto studioso Mario Pasquino si è scoperto che il pittore già nel 1477 era infermo, storpio e in grande miseria, necessitante di assistenza e della pubblica carità. Una fine assai triste per un maestro della pittura italiana quattrocentesca.

Arabella Cifani, edizione online, 9 dicembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Giacomo Jaquerio, «Profeta». Chiesa di Sant’Antonio di Ranverso (To)
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