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L'Avvento nell'arte italiana | 22 dic

Due adorazioni di Rapous

Vittorio Amedeo Rapous «Adorazione dei pastori»

Vittorio Amedeo Rapous fu certamente uno dei più interessanti ed originali pittori della seconda metà del Settecento piemontese e la sua figura, a mano a mano che vengono riscoperte e catalogate le sue tele, si va rivestendo di nuova e significativa luce.

Il pittore è costantemente ricordato come allievo di Claudio Francesco Beaumont da cui imparò a dipingere con grazia e leggiadria. Seppe però affrancarsi dal maestro per cercarsi una  propria via, e presto si volse a considerare con attenzione il classicismo romano di Maratta e Conca, e le innovazioni artistiche che giungevano in presa diretta dalla vicinissima Francia di Luigi XVI. I suoi quadri brillano di una luce particolare, fredda e algida, e tutti i suoi personaggi esprimono una intensa concentrazione interiore, una serietà solenne e quasi ieratica nei gesti e negli atteggiamenti.

E’ questo anche il caso delle due belle tele di Usseglio (Torino) una splendida località dell’alta Valle di Lanzo, I due quadri  sono riemersi quest’anno dall’oblio, restaurati a cura del locale e benemerito «Museo Tazzetti» e tornati a nuova luce: un evento di cui rallegrarsi nella scarsità di mezzi e di cure e di interesse per il nostro straordinario patrimonio artistico nazionale. Rappresentano due classiche scene con l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi.

Nella prima il Bambino Gesù è il fulcro della composizione ed emana luce propria diffondendola sugli astanti e sugli angioletti tripudianti in cielo. Tutto ciò che è intorno al Bambino è in penombra e su di esso riverbera e gradualmente sfuma la luce divina, illustrando efficacemente l’affermazione evangelica (Giovanni 8,12) «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

La scena dell’Adorazione dei Magi vede la Madonna in piedi, sulla sinistra, mostrare il Bambino ai Magi inginocchiati e reverenti con i loro doni e il loro seguito. Nello sfondo sulla sinistra la fragile capannuccia e san Giuseppe che, come nella scena dell’Adorazione dei pastori, sta nella penombra, discreto, secondo quello che fu il suo ruolo nelle sacre scritture.

Rapous dipinse queste due tele poco prima del 1760 e si impegnò molto in questi due dipinti, pur destinati ad uno remoto paese di montagna. Possiamo immaginare come nelle grandi feste religiose invernali i due quadri, illuminati dalle candele, circondati dai canti e dall’incenso, scaldassero il cuore e la mente dei fedeli con la grazia poetica delle loro composizioni. Un richiamo ai grandi temi della nascita di Cristo e della sua manifestazione agli uomini: il Natale e l’Epifania.

Arabella Cifani, edizione online, 22 dicembre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Vittorio Amedeo Rapous «Adorazione dei magi»
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