L'Avvento nell'arte italiana | 14 dic

La Santa Lucia di Lorenzo Lotto

Marco Riccòmini |

Ricordo, quand’ero bambino, che la sua festa era uno dei rari momenti di gioia, seconda solo a quella di San Giuseppe, il santo della mia parrocchia, quando la piazzetta antistante la chiesa si riempiva di bancarelle. La tradizione voleva che noi bambini, in quei giorni, prima di andare a letto, appendessimo un fiocco fuori dalla porta di casa per ricordare alla santa di lasciare il suo dono.

Appresi solo anni più tardi sia che la sua festa cade nel giorno del solstizio d’inverno (da cui il detto «Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia»), sia che quel che si narra del suo martirio è atroce. Ogni tanto, ora che sono cresciuto, m’imbatto in qualche dipinto dove una donna giovane e bella mostra un vassoio su cui riposano petali di fiori oppure ciliege o altri succosi frutti.

«Vede, Dottore: un’allegoria della Primavera!». «Già, rispondo, così parrebbe, anche se sarebbe più appropriato chiamarla un’allegoria dell’Inverno». «Ma come – e già vedo il sopracciglio alzarsi, come i gatti quando inarcano la schiena – coi fiori (o la frutta)?».

«Caro Signore, vorrei rispondere, se Lei facesse pulire la sua tela, scoprirebbe (con orrore) che sotto quelle succose marasche (o quei petali di giglio), si celano due bulbi non di tulipani, bensì oculari. Quelli che cavarono a Santa Lucia, che è la santa ritratta nella tela». Ma, sapendo di rischiare il linciaggio, annuisco e lo invito, alla sua prossima vacanza al Conero, a fare un salto a Jesi, e visitare la pala firmata e datata da Lorenzo Lotto; per rifarsi gli occhi, come si suol dire.

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