L'Avvento nell'arte italiana | 11 dic

San Damaso Papa

Raffaella Giuliani |

L'11 dicembre la Chiesa festeggia San Damaso papa (366-384), un pontefice forse poco noto ai molti, ma che in realtà ebbe una straordinaria importanza per la storia dei martiri e per la conservazione delle memorie cristiane. La sua elezione fu molto turbolenta, accompagnata da veri e propri scontri armati tra le diverse fazioni che sostenevano lui e il suo ostinato oppositore Ursino. Nel riferirci gli accadimenti, Ammiano Marcellino, un nostalgico del paganesimo, usa parole decisamente impietose: «Damasus et Ursinus supra humanum modum ad rapiendum episcopi sedem ardentes, scissis studiis asperrime conflictabantur». (XXVII, 3, 11). Alla fine, la spuntò Damaso, anche con il sostegno armato di una componente fondamentale della societas cristiana del tempo: i fossori, la potente corporazione di addetti ai cimiteri cristiani, che ne curavano non solo la realizzazione materiale, con lo scavo e la decorazione, ma anche, e soprattutto, la redditizia amministrazione.

Il lungo pontificato di Damaso fu piuttosto tormentato, accompagnato da calunnie da parte dei suoi detrattori, da controversie scismatiche ed eretiche, dall'allora onnipresente questione ariana. Ciononostante la forte tempra del pontefice seppe tener testa alle circostanze e con lungimiranza si dedicò a progetti di grande portata per la cultura cristiana presente e futura.

Il primo fu l'incarico conferito a San Girolamo, per un lasso di tempo segretario particolare del papa, di attuare la prima grande revisione latina della Bibbia, la cosiddetta Vulgata. L'altro grande progetto a cui Damaso si diede senza risparmiarsi  fu una preordinata e capillare opera di rilancio del culto dei martiri romani, mediante, soprattutto, il restauro delle loro sepolture nelle catacombe, molte delle quali, già nella seconda metà del IV secolo, mostravano segni di decadenza e di abbandono, tanto che in alcuni casi il pontefice si diede ad una vera e propria attività di scavo archeologico per il recupero delle memorie, come per il ritrovamento del sepolcro di Eutichio, nel cimitero ad catacumbas.

L'intervento papale presso le tombe dei martiri prendeva in genere la forma di sobri abbellimenti in stile classicheggiante, consistenti in prospetti marmorei, scanditi da pilastri e colonnine, sormontati da transenne traforate, che consentivano il contatto indiretto con le preziose reliquie, e completati da piccoli altari a parete su cui ardevano lampade votive.

Ma l'elemento certamente più caratteristico delle sistemazioni damasiane fu la composizione, da parte del pontefice stesso, come ci informa San Girolamo, di componimenti poetici in esametri, incisi su grandi lastre marmoree dal più prestigioso calligrafo del tempo, Furio Dionisio Filocalo. Le iscrizioni damasiane, dette perciò anche filocaliane, sono di grandissima importanza per la conservazione di quel patrimonio di eventi tragici originato dalle grandi persecuzioni, altrimenti destinato all’oblio o alla esclusiva creazione di fantasiose leggende, quasi del tutto avulse dalla veridicità storica, quali sono appunto le passiones.

Nelle sue composizioni epigrafiche il pontefice tratteggia brevemente le coordinate storiche del martire, con notizie di prima mano, attinte dagli archivi ufficiali della chiesa di Roma. Lo stesso Damaso è attento nel distinguere con appropriate variazioni lessicali le notizie degne di fede da quelle di incerta tradizione. Purtroppo molte iscrizioni damasiane sono andate perdute, ma ne conosciamo ugualmente il prezioso contenuto, grazie alle trascrizioni che di esse fecero i devoti pellegrini provenienti da ogni parte d'Europa per venerare i loca sancta.

La peculiarità dei testi damasiani è insita nella loro veste paleografica, messa a punto da Filocalo: sulle grandi lastre marmoree campeggiano le belle lettere regolari, quadrate, con tratti spessi e incavati alternati ad altri sottili per creare forti chiaroscuri, maggiorati dalla rubricatura, e aggraziate da apici arricciati. In questo modo la Chiesa voleva dotarsi di una veste comunicativa nobile, che si ispirasse alle espressioni più alte dell'epigrafia romana, adeguate ad esprimere, in versi epici, le commoventi vicende del vero eroe cristiano, il martire.

In definitiva, attraverso le sue iscrizioni, papa Damaso fece quella che oggi potrebbe essere definita certamente una straordinaria opera di comunicazione.

Tra le testimonianze epigrafiche di Damaso, uno dei pochi esempi giuntici interi è la grande lastra dedicata al martire Eutichio, qui mostrata. Negli ultimi versi, il pontefice racconta il travaglio che avrebbe condotto al ritrovamento del perduto corpo del martire: addirittura una visione notturna avrebbe mostrato al pontefice quale luogo nascondesse le membra del santo che quaeritur, inventus, colitur, ossia "si cerca, e, trovato, lo si venera". Questa espressione è emblematica del metodo investigativo di Damaso, per cui l'oggetto della venerazione è frutto di seria e tormentata indagine. Per questo, per il suo metodo rigoroso nella ricerca della memoria, papa Damaso è tuttora venerato come protettore degli archeologi, in particolare quelli cristiani.

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