L'Avvento nell'arte italiana | 10 dic

Una casa volante per la Madonna

Marco Riccòmini |  | Cento (FE)

Parlando di Loreto, si rischia di fare confusione. Quand’ero bambino, «Loreto» era per antonomasia il pappagallo, e credo che così si chiamasse anche quello che si cercava di fare parlare nel programma televisivo Portobello. Ho scoperto solo più tardi che si dice così dallo spagnolo, dove Lorito è il diminutivo di Loro, che significa, appunto «pappagallo» (il pennuto, della famiglia dei Loriini, ovviamente, non l’urinale da ospedale...).

Insomma, per arrivare a capire che parliamo del Santuario mariano nelle Marche bisogna essere chiari. Anche perché la leggenda della sua fondazione è di tutto rispetto. Si narra, infatti che, nella notte tra il 9 e 10 dicembre del 1294, la Santa Casa di Maria Vergine sia stata prodigiosamente traslocata in volo da uno «stormo» di angeli, che l’avrebbero portata in volo da Nazareth, caduta in mano ai Musulmani, prima in Istria, e poi sopra il colle circondato da alberi di lauro (da cui il nome di Loreto) nei pressi di Recanati.

L’idea della «casa volante», che sembra uscita dalla grafica di Terry Gilliam che accompagnava gli sketch dei Monty Python (e a proposito balza in mente quello del Dead Parrot, il pappagallo morto), ha da sempre colpito l’immaginazione degli artisti. Come Giovanni Francesco Barbieri detto Il Guercino (Cento 1591-Bologna 1666), nella tela della Pinacoteca Civica di Cento, dove la Madonna sta già nella sua nicchia marchigiana, anche se nei pressi stazionano ancora in volo due angioletti. «E ora – per dirla con John Cleese – qualcosa di completamente diverso».

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