L'Avvento nell'arte italiana | 1 dic

Madonna con il Bambino e un profeta nella Catacombe di Priscilla a Roma

«Madonna con il Bambino e un profeta», 230-240 d.C. Roma, Catacombe di Priscilla
Raffaella Giuliani |

L’affresco rappresenta la Madonna con il Bambino alla presenza di un profeta, ed è ritenuto la più antica scena di Natività dell’arte occidentale, databile all’età tardo-severiana (230-240). Giustamente l’affresco è celebre per la Virgo lactans, che abbraccia con grande tenerezza il Bambino, quasi un amorino nudo, il quale, proprio mentre sta per attaccarsi al seno, si volge curioso verso l’osservatore esterno, quasi fosse distolto da qualcosa.

Ma la scena è almeno altrettanto importante, specie da un punto di vista simbolico e teologico, per la figura maschile dinanzi alla Vergine, che non va confusa con San Giuseppe, che comparirà solo successivamente nell’iconografia mariana, a seguito degli sviluppi del dibattito teologico sulla figura di Maria. L’uomo rappresenta piuttosto un profeta – secondo diversi riferimenti biblici: Isaia (Is 7, 14; 60,1), Balaam (Nm 24, 15-17), Michea (Mi 5, 1-4) – o anche il re David, il cui salmo, che recita «Dal grembo prima della stella del mattino ti ho generato» (Sal 109, 3), ebbe grande diffusione a Roma tra II e III secolo.

Al di là delle possibili identificazioni, l’artista cristiano voleva, nel sapiente togato con rotulo in una mano e indicante una stella in cielo con l’altra, ribadire l’idea messianica della profezia, l’annuncio dell’incarnazione del Logos, legando indissolubilmente le vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento.

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