L’avevo «scoperto» nel 2019 dietro un dipinto di Luce

Elena Gigli, responsabile dell’Archivio Gigli per l’opera di Giacomo Balla, in una lettera puntualizza le circostanze della scoperta del terzo pannello del «Trittico della velocità» del maestro futurista

«Velocità terrestre. L’auto è passata» (1913-14) di Giacomo Balla
Elena Gigli |

Nella recente «Arte in Nuvola», fiera d’arte tenutasi a Roma alla fine di ottobre, la Galleria Russo ha presentato, con uno scritto di Fabio Benzi, la «scoperta» di un olio su cartone del 1913-14 «Velocità terrestre. L’auto è passata» di Giacomo Balla che costituiva il terzo pannello del famoso «Trittico della velocità», conosciuto nella sua versione originale completa solo da una pubblicazione sul settimanale «Futurismo» nell’aprile 1933.

Mentre le altre due parti erano note da tempo (la prima, venduta dalle sorelle Balla nel 1986 a Paolo Sprovieri, per essere stata più volte pubblicata ed esposta, e la seconda oggi al Guggenheim di Venezia per essere stata acquistata da Theo van Doesburg nel dicembre del 1926 direttamente da Balla per farne dono alla moglie Nelly e poi ceduta da quest’ultima a Peggy Guggenheim), il terzo pannello sembrava essere scomparso ed era documentato, oltre che dalla pubblicazione del 1933, solo da una nitidissima lastra fotografica conservata in casa Balla (una versione su tela molto successiva, leggermente diversa e più grande, si trova alla Tate Gallery di Londra).

Fui io, nel marzo del 2019, mentre stavo fotografando e catalogando in casa Balla le opere di Luce e di Elica (ambedue pittrici), a scoprire che dietro un dipinto su cartone di Luce Balla, intitolato «Notturno con i platani» e attribuibile ai primi anni ’40, si trovava un dipinto del padre, poi rivelatosi come il terzo pannello del «Trittico della velocità», ridotto di alcuni centimetri sui lati destro e sinistro e coperto da una vernice viola usata anche per il dipinto sul retro.

In seguito a questa scoperta ne ho anche seguito il restauro presso lo studio Pavia di Roma. Mi è dispiaciuto tuttavia in questa circostanza di non essere stata neppure menzionata da Fabio Benzi. Posso annunciare che non è questo l’unico ritrovamento importante che ho fatto nel corso della mia quasi ventennale catalogazione di Balla in vista del Catalogo Ragionato, e che alcune di queste scoperte le renderò note in una prossima pubblicazione.

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