L’Avanguardia al femminile

Le opere di Suzanne Valadon, Tamara de Lempicka, Marie Laurencin e di altre artiste, esposte al Musée du Luxembourg, sottolineano il fondamentale apporto di alcune artiste all’interno dei movimenti d’avanguardia di inizio secolo scorso

«Les 2 amies» (1923) di Tamara de Lempicka ©Tamara de Lempicka Estate, LLC _ Adagp, Paris, 2022 - photo Association des Amis du Petit Palais, Genève _ Studio Monique Bernaz, Genève
Luana De Micco |  | Parigi

Dopo il Pompidou, nel 2021, con «Elles font l’abstration», sul ruolo delle artiste nell’Arte astratta, sino al 10 luglio il Musée du Luxembourg propone «Pioniere. Artiste nella Parigi degli Anni folli», rivalutando l’audacia e lo stile originale delle donne nelle avanguardie del primo ’900, dal Fauvismo all’Astrattismo, passando per il Cubismo.

In nove capitoli, il museo parigino espone i lavori di 45 artiste, figure note come Suzanne Valadon, Tamara de Lempicka o Marie Laurencin, e dimenticate come Mela Muter o Gerda Wegener. Alcune hanno esportato la loro idea di modernità all’estero, come Tarsila do Amaral in Brasile, Amrita Sher Gil in India e Pan Yuliang in Cina. Siamo negli anni Venti del Novecento, detti «folli» per l’effervescenza culturale, sociale ed economica che caratterizza questo periodo dopo gli orrori della Grande guerra, poi soffocata dall’emergere dei totalitarismi e dallo scoppio della seconda guerra mondiale.

Parigi, con i suoi quartieri di Montmartre e Montparnasse, è al centro di questa euforia; è la città dove le donne sono ammesse alle accademie private, possono aprire un atelier e vivere della loro arte. Marie Laurencin per esempio insegna con Fernand Léger all’Académie moderne dal 1924, mentre Marie Vassilieff fonda la sua accademia nel 1912.

Finalmente le donne sono artiste a tutti gli effetti, ma poiché il percorso verso il riconoscimento è più arduo che per i colleghi uomini, spesso, accanto alla pittura o alla scultura, si devono cimentare in altri mestieri d’arte, dalla moda alle arti decorative. Nel 1914, l’artista polacca Stefania Lazarska apre per esempio un atelier di bambole, che dà lavoro a oltre 200 persone.

Una sezione è dedicata alla «garçonne», la figura della donna libera, incarnata da Joséphine Baker, e un’altra al «terzo genere», sulla nozione di «neutralità» e «fluidità» tra i generi, che nasce in quegli anni.

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