L’attivismo di Muholi e Hamblin

Alla Galleria Il Frantoio 60 opere dei due artisti sudafricani

«Bona III, ISGM, Boston» (2019), di Zanele Muholi. Cortesia dell'artista
Arianna Antoniutti |  | Capalbio (Gr)

«Time Will Tell» è il titolo della mostra, a cura di Francesca de’ Medici e Davide Sarchioni, che per la prima volta in Italia presenta insieme i lavori di Zanele Muholi e Robert Hamblin. Presso la Galleria Il Frantoio fino al 2 ottobre, i due artisti e attivisti sudafricani espongono 60 opere sui temi, a loro abituali, dell’identità di genere e della discriminazione.

Alla base del lavoro di Zanele Muholi, il desiderio di «riscrivere una storia visiva nera, queer e trans del Sudafrica, in modo che il mondo conosca la nostra resistenza ed esistenza, al culmine dei crimini di odio in Sudafrica e altrove». Robert Hamblin, invece, in quanto persona transgender, traspone la propria esperienza in opere fotografiche e pittoriche dal forte impatto autobiografico.

Di Muholi sono esposti gli scatti della serie «Somnyama Ngonyama», mentre Hamblin presenta fotografie in cui il suo corpo rivela le cicatrici degli interventi chirurgici subiti. Inedite sono infine le immagini che vedono i due artisti fotografati all’interno di luoghi anonimi come camere d’albergo, vicini quasi al punto di fondere insieme, non solo i propri corpi, ma anche il reciproco vissuto.

© Riproduzione riservata «Aphiwe, Arles», di Zanele Muholi. Cortesia dell'artista
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