L'attesa retrospettiva di Alice Neel al Met

L'autrice del libro sulla vita della pittrice statunitense spiega perchè è centrale nel panorama artistico recente

Gareth Harris |  | New York

La pittrice statunitense Alice Neel sta vivendo una sorta di rinascita, grazie a un’attesa retrospettiva al Metropolitan Museum of Art di New York («People Come First», 22 marzo-1 agosto), una mostra prevista il prossimo settembre nella galleria di David Zwirner sulla 20th Street, sempre a New York (si concentrerà sulle opere su carta, create dagli anni ’30 agli anni ’50) e la recente pubblicazione della prima edizione tascabile di Alice Neel: The Art of Not Sitting Pretty (David Zwirner Books), la biografia scritta da Phoebe Hoban.

Il libro sulla storia della vita di Neel, uscito per la prima volta nel 2010, descrive il suo passato difficole e la sua educazione a Colwyn, in Pennsylvania, il suo contributo alla Works Progress Administration sotto l’amministrazione Roosevelt, e racconta come è diventata una figura cruciale a New York, passando dal Greenwich Village allo Spanish Harlem, prima di trasferirsi nell'Upper West Side all’inizio degli anni Sessanta.

La Hoban ha scritto una nuova introduzione, spiegando dettagliatamente i motivi per cui la Neel, morta nel 1984, oggi sia più rilevante che mai, e delineando nel suo capitolo di apertura perché la visione e il lavoro dell’artista sono così centrali nel dibattito contemporaneo. «Alice Neel è morta più di 35 anni fa, ma l'artista e i suoi ritratti così sinceri non potevano essere più attuali, spiega Phoebe Hoban. Molto prima dei movimenti Black Lives Matter e Lgbtq, per non parlare di #MeToo, la Neel ha documentato in modo incisivo la straordinaria e pervicace diversità degli Stati Uniti, dai suoi vicini neri di Harlem ai leader dei diritti civili e femministi, dai figli degli immigrati ai transgender vicini a Andy Warhol. Come lei stessa ha detto, ho dipinto la vita stessa stando dentro direttamente alle vite delle persone dipinte, perché adesso è adesso».

Abbiamo chiesto a Phoebe Hoban quali siano le difficoltà nel rileggere questa biografia e il posto di Alice Neel nel panorama artistico recente.

Quali sono state le maggiori difficoltà nello scrivere una nuova prefazione 11 anni dopo la prima pubblicazione del suo libro?
«In realtà è stato sorprendentemente facile, e per certi versi immediatamente ovvio, data la grande rilevanza del lavoro di Akuce Neel per questo momento storico. Come pittrice che per tutta la sua carriera ha documentato persone tra loro molto diverse, dagli ispanici di Harlem ai premi Nobel, dai leader dei diritti civili ai protagonisti dell'arte, la Neel ha letteralmente coperto l’intera società. Il suo lavoro ha un legame forte e diretto con la politica e gli eventi contemporanei, che si tratti del Black Lives Matter o del movimento Lgbtq. I suoi soggetti includevano i poveri e i ricchi, i neri, gli etero, i gay e i transgender, i giovani e gli anziani. Era, come ho scritto nel libro, probabilmente la prima artista americana femminista e multiculturale».

L'artista statunitense Jordan Casteel riassume nell’introduzione del libro le innovazioni tecniche della Neel: «Ogni volta in cui il suo segno si esprime sulla tela, non posso fare a meno di vedere l’astrazione. La relazione tra il verde e il blu è un po’ come quella tra ombra e luce». Quali sono le sue maggiori qualità tecniche?

«La composizione dei dipinti della Neel, in particolare gli spazi vuoti utilizzati decisamente con perizia, contengono molti riferimenti all'Espressionismo astratto. Alice Neel, che ha frequentato l'Abstract Artists Club negli anni ’50, conosceva perfettamente la ricerca dei suoi colleghi Ab Ex. Il suo segno, sebbene a prima vista possa sembrare casuale, ha molto a che fare con il suo senso “espressionistico”, sia nel suggerire appena i dettagli di un viso, o nel delineare uno suo sfondo sofisticato, che incornicia ed enfatizza le sue figure in primo piano. La carriera di Neel come pittrice figurativa, anche al culmine dell'Espressionismo astratto, è stata una scelta informata e appassionata».

La prossima mostra al Metropolitan contribuirà a rafforzare la sua reputazione?

«Assolutamente sì. Tenendo presente che in realtà non vedrò la mostra fino all'inaugurazione, penso che i curatori, con i quali ho parlato a lungo, avessero una comprensione profonda del suo lavoro, oltre che del suo ruolo nella storia dell’arte del ’900. Sebbene la sua reputazione sia meritatamente cresciuta all'estero, grazie a diverse mostre importanti, Neel non ha avuto una grande retrospettiva in un museo a New York da oltre vent’anni. Rimane un personaggio amato a New York e la sua galleria, David Zwirner, ha allestito una serie di mostre sorprendenti nell'ultimo decennio, da quando ha iniziato a rappresentarne anche l’archivio. Ma Alice Neel era da tempo in attesa di una retrospettiva completa in un importante museo di New York, che abbracci la sua intera carriera. La mostra al Metropolitan non solo rafforzerà la sua notorietà tra coloro che già conoscono e amano il suo lavoro, ma mostrerà la sua ricerca a un’intera nuova generazione, molto attenta ai temi da lei affrontati».

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