L’astrattismo di Demetrescu contro il regime di Ceaușescu

Quaranta serigrafie, disegni e sculture e «La Maschera di Zalmoxis» in mostra nell’Accademia di Romania e alla Galleria Nazionale di Roma

Camillian Demetrescu tra le sue forme topologiche nel 1976
Jenny Dogliani |  | Roma

Astrattismo per combattere il regime. Così l’artista rumeno Camilian Demetrescu (1924-2012), pittore, scultore, scrittore e studioso di storia dell’arte, si è ribellato al Realismo socialista. Formatosi nell’ambito della ritrattistica di regime, dopo l’avvento di Ceausescu, a fine anni Sessanta fugge a Roma, dove elabora un astrattismo simbolico che si trasformerà nel tempo in uno stile figurativo dal segno fortemente astratto.

A documentare il suo lungo e complesso percorso espressivo è la mostra «Camilian Demetrescu. Genesi 1969-2012», curata da Cornelia Bujin, visibile a Roma fino al 31 gennaio nell’Accademia di Romania e nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, promossa in collaborazione con ICAS Intergruppo Parlamentare Cultura Arte e Sport. Dopo la prima sezione dedicata al periodo figurativo, conclusasi nella Camera dei Deputati a Palazzo Valdina il 14 gennaio, questi due ulteriori appuntamenti si focalizzano sul periodo astratto.

Nell’Accademia di Romania sono esposti una quarantina di serigrafie, disegni e sculture degli anni Settanta e Ottanta. Opere in gran parte ispirate alla forma della conchiglia: «che ha interessato molti artisti e architetti, come Le Corbusier, dando luogo a linee leggere che si espandono nello spazio», spiega la curatrice. Nel suo lavoro è evidente la matrice filosofica, la dimensione di un tempo non lineare, ma cosmico, legato alla creazione e alla mitologia. L’ispirazione geometrica è legata alle forme della natura, alla mitologia mediterranea e alla spiritualità cristiana, che lo guideranno anche nel passaggio al linguaggio figurativo, concepito come risposta alla crisi di valori del mondo contemporaneo.

Nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea si può ammirare, per la prima volta dal 1977, «La Maschera di Zalmoxis». La gigantesca scultura lignea, restaurata per l’occasione, è un omaggio a Zalmoxis, supremo dio dei Daci per i quali la morte era il viaggio verso questo dio per diventare immortali.
Tra le opere dell’artista da ricordare anche «Abbraccio Cosmico» (2001), imponente arazzo (400x245 cm) omaggio all’armonia del cosmo e all’unità del cielo e della terra contro il caos e il degrado della modernità. È collocato permanentemente nella Sala Paolo VI in Vaticano.

Demetrescu rappresenta dunque una perfetta sintesi tra astratto e figurativo, mitologia mediterranea e spiritualità cristiana, tradizione italiana e rumena. Arrivato in Italia non ha mai rinnegato le sue origini, scegliendo di morire apolide (a Gellese).

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