L’astratta geometria delle rovine

Luisa Lambri sul tema della linea alla Thomas Dane Gallery di Napoli

Luisa Lambri, «Untitled (Casa del Menandro #01)», 2020 (particolare)
Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

La personale di Luisa Lambri (Como, 1969) negli spazi ottocenteschi della sede napoletana della Thomas Dane Gallery (Londra, Napoli) è un percorso costruito sulla linea, assunta dall’artista come coordinata visiva ed emotiva per scandagliare e interpretare il mondo sensibile. Tale direzione è dichiarata sin dal titolo della mostra «Linee. Lines», curata da Douglas Fogle e Hanneke Skerath e visitabile fino 2 ottobre.

Le prime due serie fotografiche sono il risultato del rapporto dell’artista con Napoli e i suoi dintorni. A Pompei, partecipando lo scorso autunno al progetto «Pompeii Commitment. Archaeological Matters» (ideato da Massimo Osanna e Andrea Viliani), l’artista osserva gli elementi decorativi lineari delle pitture a parete della Casa degli Amanti e della Casa di Giulia Felice.

«A volte tutto ciò che rimane dei dipinti in queste rovine sono le linee delle stesse cornici che nella mia mente sono semplici e belle di per sé», afferma Luisa Lambri, scegliendo di restituire «un’astratta geometria delle rovine», da cui talvolta emergono motivi vegetali. A Napoli, invece, si concentra sul rapporto tra le linee asciutte degli armadi a muro disegnati nel 1953 da Gio Ponti per il Royal Continental Hotel di Napoli e le forme organiche delle venature del legno di radica con cui sono costruiti.

Il contrasto tra natura e cultura viene isolato ed esaltato con immagini fotografiche che creano un cortocircuito visivo, una nuova astrazione concettuale. L’artista opera in tal senso anche quando fotografa la finestra-oblò progettata nel 1961 dal designer milanese nel Parco dei Principi di Sorrento. L’interno/esterno della visione dalla finestra viene tradotto della Lambri in immagini sospese e fluttuanti in un campo nero.

Infine, le recenti indagini dell’artista sull’uso della luce e delle linee nelle installazioni ambientali del californiano Doug Wheeler (1937) e nei lavori del polacco Edward Krasinski (1925-2004) conducono all’emersione nelle immagini di una nuova linea d’orizzonte astratta e sensibile.

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