L'arte è viva, la Biennale è bon ton

Janas Code di Michele Ciacciofera
Franco Fanelli |

Venezia. Christine Macel, curatrice della 57ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, ci ha fatto almeno due regali: ha riportato la mostra centrale a un numero ragionevole di artisti (120) dopo le convocazioni di massa delle ultime edizioni e ha restituito agli artisti la dignità dello spazio necessario a mostrare compiutamente ciò che hanno inteso esporre. Al Padiglione Centrale, ad esempio, sono tornate quelle che nelle Biennali d'antan si chiamavano «sale». A fronte di un numero così selezionato di artisti, tuttavia, ci si attendeva una mostra frizzante, varia e costellata di opere se non indimenticabili almeno necessarie a rendere onore a un titolo così impegnativo qual è lo slogan «Viva Arte Viva» scelto dalla Macel. Al contrario, nel Padiglione Centrale il ritmo sembrava sin troppo compassato nella simmetrica suddisione in due sezioni, corrispondenti a due dei nove
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© Riproduzione riservata La sala di Olafur Eliasson con un workshop per la costruzione della,lampada sostenibile «Greenlight» La scalata al di là dei terreni cromatici di Sheila Hicks Law od Situation di Kishio Suga La Sala di Kiki Smith Il «supermercato» di Hassan Sharif L'opera di Alicja Kwade La sala di Olafur Eliasson con un workshop per la costruzione della,lampada sostenibile «Greenlight» L'installazione di Dwan Kasper
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