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L’arte vista da Fred l’enigmista

Il viaggio divertente e insolito di Federico Mussano fra gli artisti dell’Emilia-Romagna

«Ogni cosa vince l’oro», incisione al bulino (1590 ca), di Agostino Carracci (particolare)

C’è un modo diverso di guardare l’arte e la storia di un luogo. Un modo del tutto insospettabile eppure assolutamente reale (e divertente), che coinvolge pure la letteratura e perfino la politica. Andare a scovare le sciarade e i rebus che si sono intrecciati ai nomi dei personaggi e ai luoghi di questa o quella città, o di questa o quella regione, anche se non è detto che si trovi ovunque terreno fertile. È proprio per rispondere alla domanda: «dove cercare?» che nasce questo volume (il secondo) di Federico Mussano, in arte Fred, enigmista di spicco nel nostro panorama nazionale.

Con il primo aveva indagato il tessuto enigmistico e misterico di Roma e adesso ci porta a scoprire le inaspettate crittografie che punteggiano il percorso della via Emilia. Del resto, non sarebbe potuto essere altrimenti, dal momento che nel 1934 fu organizzato a Modena il primo congresso enigmistico nazionale e il grande imprenditore ed editore Giuseppe Panini, originario di quelle terre (celebre per le raccolte di figurine di calcio), fondò la B.E.I., ossia la Biblioteca Enigmistica Italiana.

Il libro, diviso per argomenti, fra cui «scrittori», «politici» e «artisti», dedica a quest’ultima sezione ampio spazio, a iniziar dai «divinarelli pittorici» di Agostino Carracci che il pittore e incisore si divertiva a sottoporre ai suoi interlocutori per testarne la capacità intellettuale. Si tratta di disegni schematici, pubblicati dal Malvasia, biografo dei pittori emiliani che, con pochi tratti, danno un suggerimento visivo la cui soluzione è inaspettata.

Così, se da un segmento orizzontale ne nasce un altro obliquo dietro al quale si trova un semicerchio, chi potrebbe pensare che si tratta di un cavaliere che, lancia in resta, passa dietro un muro? Se poi si gira il disegno in verticale e si sostituisce il cerchio con un rettangolo, allora l’allusione grafica sarà a un mendicante col bastone e il bossolo che chiede l’elemosina. Mussano si muove con leggiadria fra un argomento e l’altro, passando dalla celebre Camera di san Paolo affrescata da Correggio (che si firmava Antonius Laetus latinizzando il suo vero nome Allegri) per la badessa Giovanna Piacenza, dove la frase IOvis omnia PLena («tutto è colmo di Giove», intendendo così Dio), nasconde le iniziali della committente (Iohanna Placentia), fino alle pere di Cosmè Tura.

Nessuno, infatti, si è mai chiesto per quale motivo nella metallica «Annunciazione» del pittore ferrarese che abbellisce lo sportello sinistro dell’organo del duomo di Ferrara siano presenti, nella parte alta del dipinto, come se fossero contenute da un festone di stoffa, una gran quantità di quelle frutta. Si tratta di «pere cosime» che rimandano al nome di battesimo dell’artista poi familiarmente trasformato in Cosmè. È questa una delle tante novità che il singolare e affascinante tomo di Mussano ci racconta, in una corsa senza posa fra anagrammi, rebus e sciarade che mostrano tutta la fervida fantasia di quella terra.

Tra la Via Emilia e l’enigma. In viaggio dall’Emilia alla Romagna tra rebus e sciarade, crittografie e anagrammi. L’arte del gioco di parole nella Storia, nella Letteratura, nelle Belle Arti, di Federico Mussano, 112 pp., ill. b/n, Maria Cristina Martini, Roma 2020, € 12,35

Marco Bussagli, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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