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Mostre

L’arte ungherese di evadere

Una generazione di artisti che adottò gli strumenti dell’arte concettuale «per eludere il potere e lasciarlo interdetto»

L’autoritratto del 1973 di Sándor Pinczehelyi incorniciato da una falce e un martello (particolare)

Roma. Dal 4 ottobre al 6 gennaio il Palazzo delle Esposizioni ospita una mostra sulle modalità di essere artisti liberi sotto un regime illiberale: «Tecniche d’evasione. Strategie sovversive e derisione del potere nell’avanguardia ungherese degli anni ’60 e ’70» è una mostra su una generazione di artisti che adottò gli strumenti dell’arte concettuale (testi, oggetti, foto, performance) «per sfuggire ai controlli, per stordire la censura, per eludere il potere, deriderlo sotto i suoi occhi e lasciarlo interdetto», secondo le parole dei curatori. Questi sono Giuseppe Garrera, József Készman, Viktória Popovics e Sebastiano Triulzi.

Hanno messo insieme una serie di opere e documenti (disegni, sculture, fotografie, cartoline, dattiloscritti, manifesti, libri) delle collezioni del Ludwig Museum di Budapest.

In mostra le opere di Endre Tót, Bálint Szombathy, András Baranyay, Tibor Csiky, Katalin Ladik e László Lakner. Tra i punti focali dell’esposizione, l’autoritratto del 1973 di Sándor Pinczehelyi incorniciato da una falce e un martello, oltre al foto-documento della performance del 1979 «Sono un’opera d’arte» di Judit Kele, in cui l’artista espone se stessa tra le opere di un museo d’arte antica, sotto gli occhi di un poliziotto.

Intento dei curatori è illustrare un capitolo di una storia dell’arte clandestina, che seppe eludere con gli strumenti dell’intelligenza e della poesia la cecità di una dittatura.

«Sublimi anatomie», dal 22 ottobre al 6 gennaio sempre a Palazzo delle Esposizioni, è invece una mostra che illustra tecniche e tecnologie dell’osservazione o dell’adozione del corpo umano nella scienza e nell’arte.

Oggetti e documenti dal grande valore storico-scientifico e storico-artistico (riuniti dai curatori Andrea Carlino, Philippe Comar, Anna Luppi, Vincenzo Napolano, Laura Perrone), restituiranno aspetti, valori e scoperte dell’uomo che indaga la propria fisicità, partendo dai teatri anatomici del Rinascimento alla Body art dei nostri tempi.

Nella stessa sede e nello stesso periodo, la mostra, a cura di Claudio Libero Pisano, «La meccanica dei mostri. Da Carlo Rambaldi a Makinarium», ripercorre la carriera del più celebre autore italiano di effetti speciali (E.T., King Kong, Alien), all’interno di un quadro allargato alla storia delle principali maestranze cinematografiche del nostro Paese, fino ai lavori del gruppo Makinarium.

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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