L’arte è un rischio, ma che cos’è «arte»?

La quinta direttiva antiriciclaggio dell’Unione Europea sarebbe chiara se non dovesse fare i conti con le diverse interpretazioni dei Paesi membri

«Brillo Box (Soap Pads)» (1964) di Andy Warhol  © 2021 Andy Warhol Foundation for the Visual Arts/Artists Rights Society (ARS), New York
Paula Trommel |

In questo periodo si stanno sviluppando il riciclaggio del denaro come pure il finanziamento del terrorismo. Le autorità sono sempre più preoccupate del fatto che il mercato dell’arte sia ad alto rischio come veicolo per ripulire il denaro sporco. In queste circostanze, l’Unione Europea ha implementato nuove regole per combattere il riciclaggio di denaro con gravi conseguenze nel caso in cui i requisiti non vengano soddisfatti. Tuttavia, l’esatta interpretazione di tali norme differisce all’interno dell’UE, il che è fonte di problemi quando si lavora a livello transfrontaliero. Ma che cosa dispone la quinta direttiva europea contro il riciclaggio di denaro e come viene recepita dalla legislazione italiana?

Per comprendere meglio la legislazione antiriciclaggio dell’Ue, bisogna prima capire che cos’è il riciclaggio di denaro e come colpisce l’industria dell’arte. I criminali di tutto il mondo riciclano denaro attraverso varie transazioni finanziarie per nascondere l’origine dei loro proventi. Questo può includere la compravendita di opere d’arte attraverso transazioni multiple per far apparire legittimi i proventi. Il mercato dell’arte potrebbe essere a rischio data la sua natura internazionale e gli alti importi di transazione coinvolti.

Il settore finanziario ha avuto una solida regolamentazione che ha introdotto sistemi e controlli Aml (Anti Money Laundering) per molti anni; tuttavia sino a poco tempo fa l’«industria» dell’arte è stata un settore più agevole per ripulire i loro proventi. Attesa da tempo, l’UE ha approvato la quinta direttiva antiriciclaggio nell’aprile 2018 inserendo, in questo modo, l’arte tra i settori regolamentati. Tra gli altri cambiamenti, le compravendite d’arte ora rientrano nel campo di applicazione della direttiva se gli importi delle transazioni superano i 10mila euro, se l’oggetto scambiato è considerato arte e se è stato venduto in una singola o in una serie di transazioni collegate.

Le 7 regole inviolabili
In generale, gli operatori del mercato dell’arte devono ora fornire quanto segue, in conformità con la il decreto legislativo 125/2019 che ha recepito la V direttiva antiriciclaggio modificando il precedente decreto legislativo 231/2007:
• valutazione del rischio (art. 1, co. 1, D.lgs 2017/90);
• l’obbligo di identificare il cliente e/o il titolare effettivo (art. 18 del D.lgs. 231/2007);
• l’obbligo di due diligence del cliente (D.lgs 90/2017);
• l’obbligo e le procedure di conservazione della documentazione (art 31 D.lgs 231/07);
• l’obbligo di segnalare le transazioni sospette (L’art. 35 D.lgs 231/07);
• l’obbligo di astenersi dall’instaurare o proseguire un rapporto professionale sospetto (art. 42 del D.lgs del 25 maggio 2017 n.90);
• fornire una formazione agli operatori (16 del D.lgs 231/07).
Tutto quanto sopra è richiesto per legge e la mancata osservanza potrebbe comportare una responsabilità legale, traducibile in ammende o in alcuni casi alla reclusione.

È importante notare che una direttiva non si applica direttamente nell’UE ma deve essere implementata nella legge nazionale da ciascuno dei 27 Stati membri dell’Unione europea per diventare vincolante. Di conseguenza, i Paesi membri hanno adottato diversi regimi nazionali antiriciclaggio, non esistendo un unico regime globale armonizzato. Questo implica che ogni Paese rispettivamente scrive le proprie leggi, interpreta la direttiva e redige o modifica la propria legislazione.

Tuttavia, questo comporta alcuni rischi: quando si implementa il diritto internazionale nella legislazione nazionale, ogni Paese interpreta la legge individualmente. Nel caso della quinta direttiva antiriciclaggio, l’interpretazione della definizione di «arte» è della massima importanza. I Paesi dell’UE l’hanno interpretata in maniera diversa: gli operatori del mercato hanno a che fare con 27 definizioni potenzialmente diverse di arte, un numero non ideale per il mercato comune dove ci si aspetta una legislazione coerente.

Labirinto Italia
Un esempio fondamentale di come l’interpretazione differisce è presentato dall’Italia. La normativa ha ampliato il campo di applicazione a coloro «che svolgono attività di commercio di cose antiche e di opere d’arte o che fungono da intermediari nel commercio delle stesse opere, anche quando tale attività è svolta da gallerie d’arte o aste d’arte», lasciando dubbio il concetto di opera d’arte.

A differenza delle sue controparti britanniche e tedesche, l’Italia usa una combinazione di leggi diverse quando si tratta della definizione di arte: la Costituzione italiana, il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio e le leggi fiscali. Sono definite opere d’arte o «beni culturali» oggetti di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico oppure oggetti di antiquariato e da collezione.

Sembra che la Costituzione italiana, così come il Codice dei beni culturali e del paesaggio, siano più focalizzati sui beni storico-culturali, mentre l’interpretazione britannica pare concentrarsi maggiormente sull’arte contemporanea. Difatti, una recente decisione dell’Agenzia delle Entrate italiana ha stabilito che gli oggetti stampati in 3D non possono essere considerati come opere d’arte.

Il 10 gennaio 2020 sono entrate in vigore le leggi aggiornate del Regno Unito contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, portandolo in linea con gli standard internazionali e la legislazione dell’UE. La definizione di arte, tuttavia, si trova in una legge diversa, il VAT Act 1994. In quest’ultimo la definizione di arte in senso lato include: un dipinto, un disegno, un collage, una targa decorativa o un’immagine simile; un’incisione originale, una litografia o un’altra stampa; una scultura originale o statuaria; una scultura fusa; un arazzo o un altro oggetto appeso; una ceramica firmata; uno smalto su rame, o una fotografia originale/firmata. Per chiunque lavori nel mercato dell’arte, e non ha familiarità con la legislazione, potrebbe non essere chiaro che la definizione di arte non è inclusa direttamente nella legislazione antiriciclaggio.

Risulta così problematica l’identificazione della legislazione appropriata e altrettanto difficile la sua interpretazione. Uno degli obiettivi della nuova legislazione antiriciclaggio è quello di rendere il settore dell’arte più trasparente. Questo, tuttavia, è un obiettivo non di poco conto, posto che solo alcuni oggetti sono considerati arte e quindi protetti dalla legislazione. È dunque fondamentale che il mercato dell’arte implementi la legislazione nazionale antiriciclaggio per essere conforme alla legge. I partecipanti al mercato dell’arte che operano a livello internazionale dovranno dunque affrontare più sfide che richiedono conoscenze legali e linguistiche per la comprensione dei requisiti legislativi.

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