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Musei

L’arte è un dono

La collezione della Fondazione San Patrignano trova la sua casa nei nuovi Palazzi dell’Arte

Rimini. Artisti, galleristi, industriali e collezionisti, amici di San Patrignano: da Giorgio Griffa e Michelangelo Pistoletto a Vanessa Beecroft, da Carsten Höller a Emilio Isgrò, da Diana Bracco a Carlo e Polissena Perrone, da Monica De Cardenas a Massimo De Carlo, da Giuseppe Iannaccone a Miuccia Prada, passando per Gian Marco e Letizia Moratti che della Fondazione San Patrignano sono storici sostenitori, sono moltissimi i donatori del nuovo museo che si inaugura il 14 marzo. È a loro che si deve la collezione ora esposta all’interno del complesso monumentale medievale costituito dal duecentesco Palazzo dell’Arengo e dal contiguo trecentesco Palazzo del Podestà, affacciati sulla piazza Cavour, cuore della città. Battezzato Part. Palazzi dell’Arte di Rimini, è il frutto della collaborazione tra Comune di Rimini e Fondazione San Patrignano. Ed è proprio all’interno del complesso che trova finalmente spazio, dopo essere stata esposta in diverse mostre temporanee a Milano, Palermo, Roma, Brescia e Firenze, la Collezione della Fondazione San Patrignano, eclettica raccolta di opere donate da artisti contemporanei, italiani e internazionali, avviata nel 2017 e tuttora in continua crescita. Comprende opere di Mario Airò, Maurizio Cannavacciuolo, Loris Cecchini, Jake e Dinos Chapman, Sandro Chia, Roberto Coda Zabetta, George Condo, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Flavio Favelli, Alberto Garutti, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Damien Hirst, William Kentridge, Paul McCarthy, Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Yan Pei-Ming, Achille Perilli, Luca Pignatelli, Mario Schifano, Julian Schnabel, Elisa Sighicelli, Ettore Spalletti, Francesco Vezzoli, Velasco Vitali e molti altri. L’allestimento della collezione si deve allo Studio AR.CH.IT guidato da Luca Cipelletti, che ha firmato l’intero progetto di restauro e riadeguamento funzionale dei due Palazzi dell’Arte. L’illuminazione è opera di Alberto Pasetti Bombardella. La cura della Collezione è affidata a Clarice Pecori Giraldi, che sottolinea «un aspetto radicalmente innovativo: il fatto che la Fondazione si assume la responsabilità nei confronti dei donatori di valorizzare i doni ricevuti attraverso un’attenta politica espositiva, iniziata con le mostre temporanee e che oggi, con l’apertura del PART, raggiunge il proprio momento culminante, realizzando di fatto la perfetta armonia tra valore culturale e sociale del progetto». La Collezione di San Patrignano è il risultato della prima grande iniziativa italiana di endowment su modello anglosassone: le opere della raccolta sono state donate alla Fondazione San Patrignano con atti che la impegnano a non alienarle per un periodo minimo di cinque anni; successivamente potranno essere cedute «solo in caso di esigenze straordinarie della comunità per soddisfare prioritarie necessità degli ospiti in percorso di recupero dalla tossicodipendenza». Questa caratteristica peculiare della Collezione è sottolineata da Letizia Moratti, cofondatrice del centro a lungo guidato da Vincenzo Muccioli: «Quello che si celebra oggi è un percorso sinergico che, attraverso cultura e arte, alimenta un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato. San Patrignano contribuisce con la propria collezione d’arte, nata dall’idea, mutuata dalla tradizione delle fondazioni anglosassoni, di dotarsi di una risorsa patrimoniale per eventuali progetti di natura straordinaria. Tutte le opere, frutto unicamente di donazioni, affrontano temi chiave per San Patrignano, come l’emarginazione, il disagio sociale, l’accoglienza, la rinascita. Credo che questo progetto rappresenti un unicum nel suo genere e possa costituire uno stimolo per progetti simili in un paese come il nostro che dovrebbe costruire anche sulle leve dell’arte e della cultura una delle direttrici di sviluppo attuale e futuro». Una parete all’ingresso, interamente decorata, è stata appositamente realizzata da David Tremlett con Ferruccio Dotta e grazie alla partecipazione dei ragazzi dei laboratori artistici di San Patrignano.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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