L’arte umiliata da fantozzi

«Oggi quando si tratta di cultura vige il sospetto nei confronti dell’esperto, cioè di colui che ha dedicato anni di vita a studiare una determinata questione, a vantaggio del presunto buon senso (che spesso è semplice ignoranza) dell’uomo della strada»

Stefano Miliani |

Ai suoi studenti vuole insegnare che quando leggiamo, andiamo a una mostra o vediamo un film, fuggire da tutto ciò che è «complesso» a favore di una vera o presunta facilità è una scelta dalle conseguenze dannose, perché esclude il pensiero critico.

Gabriele Pedullà (Roma, 1972), docente di Letteratura italiana all’Università Roma 3, studioso di Fenoglio e Machiavelli, in un articolo sulla «Domenica» de «Il Sole 24 Ore» del 6 novembre scorso ha tracciato una convergenza tra «populismo politico» e «populismo estetico» che, in nome di un «Nuovo Senso Comune», vuole bandire ogni difficoltà dell’arte dal nostro orizzonte: ha quindi preso di petto un termine che invade le cronache internazionali e lo ha esteso alla cultura. Nell’arte, ad esempio, ritiene sia mero conformismo adagiarsi solo su grandi nomi da esibizioni blockbuster alla Leonardo o Van Gogh. Narratore lui stesso, dopo il
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