L’arte serve anche a mediare

Kunst Meran / Merano Arte ha 25 anni. La direttrice Oberprantacher illustra la mostra celebrativa

Camilla Bertoni |  | Merano (Bz)

Luogo di riflessione accademica, mezzo di coesione sociale, strumento di conoscenza, esercizio critico e di autocritica: Kunst Meran / Merano Arte (Portici 163) si propone come «un’arena sociale in cui gli oggetti di negoziazione sono l’arte, la società e la politica». È il pensiero di Martina Oberprantacher (Bolzano, 1979) che da giugno 2020 ha sostituito Herta Wolf Torggler alla direzione.

«Il mio, spiega la Oberprantacher, è un progetto a lungo termine. Nata come associazione venticinque anni fa, Merano Arte s’ispira ai modelli delle Kunsthaus storicamente e ampiamente diffuse in Germania e Austria. Già nel bilinguismo del suo nome si esprime una vocazione importante: realtà di natura privata, con il sostegno sia pubblico sia privato, ha un forte richiamo e punta a fare dell’arte uno strumento di mediazione in un contesto che storicamente vive tensioni interetniche. Sono convinta sostenitrice, continua la direttrice, dell’importanza di creare un accesso all’arte anche per chi, nel suo percorso, non ce l’ha».

Nella sua formazione convivono Storia dell’Arte e Filosofia, nella sua esperienza grande peso ha la mediazione anche attraverso l’educazione all’arte e crede nel lavoro di squadra con le curatrici Ursula Schnitzer, Judith Waldmann e Anna Zinelli. «L’essenziale, riassume il suo pensiero, è che venga data visibilità a una scena artistica non rappresentata e alle tematiche dirompenti che riguardano la società».

A un anno dal suo insediamento, Martina Oberprantacher, insieme all’ideatrice Schnitzer, dirige il progetto «Arte è. 20 jahre Kunst Meran», mostra a più voci dal titolo volutamente bilingue che, dal 17 luglio e fino al 24 ottobre, celebra la storia di Kunst Meran / Merano Arte a venticinque anni dalla fondazione e venti nella sua attuale sede sotto i portici.

Otto curatori hanno invitato diciotto artisti a elaborare la riflessione del filosofo Vilém Flusser, di origine ebraica, vissuto in Brasile e approdato a Merano nel 1972 per un periodo che fu fondamentale per il suo pensiero. «Le opere sono suggerimenti per esperienze future», diceva, esprimendo implicitamente il valore sociale dell’arte.

«Come Flusser ha trovato ispirazione nella città di Merano, modello di autonomia con la sua vocazione internazionale e multilingue, conclude Martina Oberprantacher, questa eredità è insita nella nostra mission, volta a un programma ambizioso e interdisciplinare. La mostra, divisa in sette sezioni, svolta intorno a tematiche urgenti e attuali, riflette sul passato, sul presente e sul futuro di Merano Arte».

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