L’arte sacra nel Palazzo vescovile

Apre il MARec, il nuovo Museo dell’Arte Recuperata a San Severino Marche

Opere da Sefro nella sala 10 del MARec
Barbara Mastrocola |

Viene inaugurato l’11 giugno a San Severino Marche, in provincia di Macerata, il Museo dell’Arte Recuperata (MARec), il nuovo museo diocesano dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche che raccoglie in un’unica esposizione le opere salvate dalle chiese dopo il sisma del 2016. Il museo è stato realizzato nel palazzo vescovile cittadino che fin dal terremoto ha accolto circa 2.500 beni culturali mobili delle chiese inagibili dell’Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche. Grazie a un finanziamento della Commissione Europea, inserito nel POR- FESR 2014-20, nell’attesa di tornare nei luoghi per cui furono realizzate le opere hanno così ritrovato un allestimento in una nuova casa temporanea.

È stato essenziale ricostruire il contesto in cui ogni opera è nata, ciascuna è stata infatti esposta non in ordine cronologico o tipologico, ma in base al luogo d’origine, perché ancor prima che essere oggetto di competenze erudite, le opere sono parte di un paesaggio collettivamente vissuto e vivono solo se attorniate da una comunità attiva. Le opere esposte sono rappresentative della splendida arte sacra prodotta da e per queste terre tra il Due e il Settecento. La collezione, suddivisa in 13 sale contrassegnate dal nome del luogo di provenienza delle opere, è composta da settanta pezzi, alcuni già parzialmente restaurati, altri in attesa di esserlo e per questo esposti ancora con le velinature apposte nel momento del trasferimento dalle chiese d’origine.

Tra i pezzi che caratterizzano l’esposizione le statue lignee rinascimentali di altezza intorno al naturale, lavorate in un unico tronco di pioppo, salice o noce salvo il ginocchio o il braccio sporgente inseriti a parte; sculture in legno non molto considerate per una certa durezza di lineamenti, gote violentemente arrossate più che sfumate, una cura generale semplicistica, ma c’è da ricredersi per certe finezze naturalistiche del corpo umano. Non solo i muscoli della bocca, le masse muscolari, le pieghe dell’adipe, ma le eccezionali reti di vene sulle gambe, le braccia, il torace di Cristo crocifisso e dei san Sebastiano. Tra i più pregevoli il san Sebastiano del 1490, proveniente da una frazione di Caldarola, Valcimarra.

Degna di nota, infine, la tavola di Lorenzo d’Alessandro del 1491, conosciuta come Madonna del Monte, fonde finezza gotica e plasticità mediterranea. Un che di statutario dà vigore al corpo, attenuato dal colore distribuito a macchie lievi, l’azzurro, il marrone, il rosa sono tutti colori, liquidi e senza ombre, distribuiti in morbida gamma. Il risultato è una pittura dolce, come dolce e accogliente sono la visita e la sosta tra le sale e il bellissimo cortile interno.

Barbara Mastrocola è la direttrice del museo

© Riproduzione riservata Opere da San Ginesio e Cessapalombo nella sala 8 del MARec