L’arte politica di William Kentridge

La Royal Academy of Arts dedica all’artista sudafricano la più vasta antologica finora organizzata su di lui in Gran Bretagna

Un fotogramma del video «Notes Towards a Model Opera» (2015), di William Kentridge. Cortesia dell’artista. © William Kentridge
Federico Florian |  | Londra

«A interessarmi è l’arte politica, ovvero un’arte fatta di ambiguità, contraddizione, gesti incompleti e finali incerti: un’arte (e una politica) in cui l’ottimismo è tenuto sotto controllo e il nichilismo lo si tiene alla larga». Così William Kentridge (Johannesburg, 1955), uno degli artisti viventi più celebrati e rispettati internazionalmente, descrive la propria pratica.

Una pratica politica, come ribadisce lui stesso, che trae spunto e ispirazione dalle ferite della società sudafricana post-apartheid, da storie di colonialismo e ineguaglianze, e che combina, con squisita freschezza e immediatezza, film, disegno e animazione.

A sette anni dalla sua nomina a Honorary Academician, la Royal Academy of Arts gli dedica un’ampia antologica (dal 24 settembre all’11 dicembre), la più grande sinora mai organizzata in Gran Bretagna, e che illustra e ripercorre i quarant’anni di carriera dell’artista sudafricano. Un percorso che comincia con una selezione di primi disegni a carboncino realizzati negli anni ‘80 e ‘90 (raramente esposti prima) e che accompagna il visitatore attraverso una serie di film e installazioni chiave.

Fra questi, «Black Box / Chambre Noire» (2005), un teatrino meccanico abitato da burattini e proiezioni, e che racconta la terribile storia del massacro degli Herero in Namibia, ora ritenuto il primo genocidio del XX secolo; o ancora, l’iconico film d’animazione «Ubu Tells the Truth» (1997), ispirato a una pièce teatrale di Alfred Jarry: un ritratto, lirico e violento al tempo stesso, della brutalità del sistema dell’apartheid in Sudafrica.

Tra i lavori più recenti in mostra qui a Londra, un gruppo di ampi arazzi, creati specificatamente per la Royal Academy e prodotti in un laboratorio di Diepsloot, oltre a una serie di grandi disegni di alberi e fiori: lavori, questi ultimi, che sospendono momentaneamente la riflessione storico-politica offrendo così uno spazio per la sperimentazione tecnica e formale.

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