L’arte lascia l’impronta digitale

La società SpeakART lancia un sistema di identificazione di un’opera e dei suoi eventuali mutamenti attraverso un «algoritmo fotografico»

Angelica Maritan
Elena Correggia |

Migliorare la sicurezza e la qualità della conservazione, catalogazione e certificazione delle opere rappresenta un’esigenza condivisa da svariati attori del mercato dell’arte, siano essi collezionisti, musei, gallerie, case d’aste o assicuratori. A questa richiesta proveniente la società SpeakART risponde con la tecnologia, proponendo una piattaforma software in grado di interagire con altri sistemi proprietari e la cui funzionalità distintiva è costituita dalla capacità di creare un’impronta digitale dell’opera per collegare in modo univoco l’immagine dell’opera stessa a tutte le relative informazioni, documenti e certificazioni.

Una soluzione che è stata scelta di recente dall’Archivio Emilio Isgrò quale sistema di catalogazione e archiviazione, anche in vista della pubblicazione del catalogo ragionato dell’artista. «Il software consente innanzitutto la catalogazione digitale delle opere: dipinti, disegni, sculture, video, installazioni, a breve anche i libri antichi, attraverso l’immagazzinamento dei dati in modo semplice e veloce grazie alla compilazione di pochi campi obbligatori e altri opzionali, numerosi con compilazione aperta e senza voci preimpostate per permettere al cliente di completare secondo la modalità e il grado di dettaglio desiderato», spiega Angelica Maritan, fondatrice e amministratore delegato della società.

Fra queste voci ci sono la letteratura sull’opera, le esposizioni, i restauri subiti e una sezione per l’inserimento di immagini e di documenti fra cui il certificato di autenticità, quello di archiviazione, gli attestati di libera circolazione, comprensivi di alert sulla data di scadenza. «Se la catalogazione digitale oggi è percepita quasi come una commodity, in realtà per noi rappresenta un mezzo per offrire l’impronta digitale, l’aspetto più innovativo della nostra soluzione che costituisce un unicum non solo in Italia», continua Maritan.

In pratica, all’inizio della catalogazione, in un’apposita sezione del database viene salvata una foto in alta risoluzione dell’opera (scattata con una reflex o con una fotocamera del cellulare, mediante semplici passaggi). L’algoritmo di SpeakART può confrontare questa prima foto con una successiva, eseguita ad esempio dopo un prestito dell’opera per una mostra o un suo trasporto, cercando le differenze fra le immagini con una precisione impossibile all’occhio umano attraverso diverse prospettive: di forma, luce, colore, corrispondenza fra pixel.

La percentuale di sovrapposizione fra le due immagini fornisce uno strumento affidabile per riconoscere l’identità dell’opera ponendo al sicuro da eventuali falsi, ma osservando al tempo stesso i possibili danni intercorsi o l’usura nel tempo. «La confrontabilità è possibile solo per opere statiche, non in movimento, ma siamo molto soddisfatti del grado di precisione dell’algoritmo, che in pochi secondi riesce anche a ripulire dal confronto gli errori nell’esecuzione della foto stessa», aggiunge l’imprenditrice.

Un terzo strumento integrato nella piattaforma è quello che permette la compilazione dei condition report delle opere partendo proprio dalla prima impronta digitale e dal paragone con quelle successive per stilare una valutazione dello stato dell’opera il più oggettivo possibile. Riconoscendo il valore della certificazione su blockchain SpeakART si sta inoltre aprendo al mondo degli Nft (Non Fungible Token). «L’impronta digitale protegge già l’opera ma daremo l’opportunità agli artisti di creare Nft su SpeakART non solo sulle opere fisiche ma anche su elementi come l’autentica, per garantirne sicurezza e immodificabilità, conclude Maritan. Avvieremo a breve l’attività di minting: potremo quindi coniare, ricevere e inviare Nft, ampliando la possibilità di archiviazione e autenticazione anche sulla parte documentale connessa alle opere».

Il progetto di SpeakART si inserisce nell’ambito delle soluzioni business per l’arte che vedono un moltiplicarsi di attori specializzati, dalle società che offrono servizi di catalogazione e inventario digitale (come per esempio Artbase e Artlogic), alle realtà che si occupano di registrare e certificare le opere d’arte e la loro provenienza su blockchain, fra le più celebri Verisart e Artory.

Infine, nel panorama delle start up più innovative c’è Arteïa, società belga che propone, fra gli altri servizi, il catalogo ragionato digitale registrato su blockchain e la soluzione Arteïa Connect. Questo software, dopo che i dati salienti di un’opera sono stati salvati sul registro di Arteïa su blockchain, collega la registrazione di informazioni a un Nfc (near-field communication) tag, una sorta di «sticker» composto da elementi elettronici che possono contenere informazioni e un tag simile è applicato anche all’opera stessa. Una volta scaricata l’app di autenticazione di Arteïa è possibile inquadrare e scansionare il tag con il proprio smartphone, verificando rapidamente l’autenticità dell’opera e accedendo anche a contenuti aggiuntivi e approfondimenti.

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