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Mostre

L'arte di sbagliare (la fotografia)

Una selezione di grandi fotografi che hanno utilizzato gli errori per sperimentare

Jacques-Henri Lartigue, «Grand Prix of the Automobile Club of France», 1912, stampata nel 1972. San Francisco Museum of Modern Art, acquostata gtrazie all'Arthur W. Barney Bequest Fund; Photographie J H Lartigue © Ministère de la Culture - France / AAJHL

San Francisco (Stati Uniti). Sfocature, sovraesposizioni, uso della lente sbagliata: per molti fotografi sono stati errori madornali, per altri, invece, uno strumento che ha loro consentito di esplorare nuovi orizzonti dell’estetica e del linguaggio della «scrittura con la luce». E così la mostra «Don’t! Photography and the Art of Mistakes» del San Francisco Museum of Modern Art, che inaugura il 20 luglio (fino al primo dicembre), presenta una selezione di fotografi che hanno utilizzato, per ragioni e finalità diverse, questi e altri «errori» della tecnica fotografica.

Oltre a quelli sopra menzionati, la mostra, curata da Clément Chéroux, da anni cultore della materia, alla quale ha dedicato anche un ormai classico volume (in Italia pubblicato da Einaudi con il titolo L’errore fotografico. Una breve storia, Ndr) illustra e spiega la doppia esposizione, la distorsione delle immagini, il taglio sorprendente dell’inquadratura e l’uso accentuato delle ombre, con i dettagli tecnici e un interessantissimo contesto storico.

Comprende artisti dell’Otto e del Novecento, insieme a una selezione di fotografi contemporanei. Del periodo a cavallo tra i due secoli è la produzione di fotografia sperimentale di Florence Henri, seguita dalle immagini caratterizzate da riflessi e sovrapposizioni di figure sulle vetrine di Parigi di Eugène Atget, perfetto flâneur parigino e pioniere della fotografia documentaristica, dai celebri rayogrammi di Man Ray, realizzati insieme a Lee Miller, e dalla Street photography di Lisette Model, con le immagini riflesse sulle vetrine che si sovrappongono alla folla dei passanti di New York.

In epoca più recente, «l’errore» diventa poi non tanto un aspetto tecnico quanto concettuale. Nella sezione contemporanea, sono espressione di quest’idea le opere di John Baldessari, di John Gossage (che con le sue immagini trova la bellezza, l’eleganza e la magia nei luoghi più inaspettati, dai depositi di macerie alla spazzatura, ai muri pieni di graffiti), di Sara Cwynar, che utilizza anche il collage, creando installazioni nelle quali mescola il vecchio e il nuovo, così come le arti colte e il trash, e di Elisheva Biernoff che, con meticolosissime pennellate su sottili supporti di compensato, ricrea istantanee che diventano dei dipinti.

La Biernoff cerca un po’ ovunque le fotografie da cui partire, su internet e specie su eBay: sono immagini di sconosciuti, che catturano la curiosità e la sensibilità dell’artista e meritano di essere riportate a nuova vita. Mentre il francese Thomas Mailaender, anch’egli collezionista di immagini da internet, le ha raccolte in un libro che ha intitolato Wrong Photography dedicato a tutto quel che di sbagliato, a volte drammatico, ma molto spesso invece esilarante, possa capitare a un fotografo in azione.

Viviana Bucarelli, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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