L’arte è davvero in crescita? Qual è la verità dietro i numeri da capogiro?

Le vendite dei giganti del XX secolo non stanno raggiungendo i prezzi previsti. Una tendenza influenzata dalla recessione o uno spostamento da parte della clientela più giovane verso l’arte più recente?

 «Shot Sage Blue Marilyn» (1964) di Andy Warhol venduta lo scorso maggio Christie’s © Upi/Alamy Stock
Scott Reyburn |

Il mercato dell’arte è di nuovo in piena crescita, più che mai. È questo il messaggio lanciato ai media di tutto il mondo dopo la quindicina di aste tenutesi a maggio a New York da Christie’s, Sotheby’s e Phillips. L’ultima tranche di opere del XX e XXI secolo dell’«impareggiabile collezione» dei newyorkesi Harry e Linda Macklowe ha realizzato 922 milioni di dollari, rendendo questa «single owner sale» la «più preziosa mai venduta all’asta», secondo Sotheby’s.

La vendita serale di arte moderna e contemporanea di Phillips, con opere provenienti da varie collezioni, ha realizzato 225 milioni di dollari, un record per la casa d’aste. La settimana precedente, Christie’s aveva venduto «Shot Sage Blue Marilyn» (1964) di Andy Warhol a Larry Gagosian per 195 milioni di dollari, il prezzo d’asta più alto mai raggiunto per un’opera del XX secolo.

«Il mercato dell’arte non abbraccia più l'intero mercato; ormai si realizza solo con le aste. È davvero l’unica cosa di cui si parla», afferma Lisa Schiff, fondatrice della Sfa Art Advisory con sede negli Stati Uniti, commentando il vantaggio che la tecnologia livestream e il marketing globale hanno dato alle case d’asta internazionali dall’avvento del Covid-19.

Sotheby’s afferma che le sue varie vendite in livestream hanno attirato 3,6 milioni di visualizzazioni durante la settimana di maggio. Ma la cassa di risonanza mediatica delle case d’asta ha lanciato alcuni messaggi significativi. Secondo i dati di Sotheby’s, l’ultima serie di vendite a New York delle tre principali società è stata la «più grande stagione d’asta che il mercato abbia mai visto». Ma i numeri elaborati dagli analisti del mercato dell’arte londinese Pi-eX non sono d’accordo.

I dati raccolti in modo indipendente mostrano che il mese di maggio è stato in realtà al «terzo posto» per gli incassi più alti registrati: il totale complessivo di 2,84 miliardi di dollari è stato inferiore ai 2,93 miliardi di dollari raggiunti nel maggio 2018 e ai 2,89 miliardi di dollari del maggio 2015. La Marilyn serigrafata di Warhol, una di una serie di cinque versioni di grandi dimensioni, è stata descritta da Alex Rotter, presidente di Christie’s per l’Arte del XX e XXI secolo, come «uno dei più grandi dipinti di tutti i tempi», al pari della «Nascita di Venere» di Botticelli e della «Monna Lisa» di Leonardo.

Wow! Ma se così fosse, perché questo «non plus ultra» della Pop art è stato venduto a Gagosian al di sotto della stima di 200 milioni di dollari? È forse perché una superstar di Hollywood, morta sessant’anni fa, non è più quell’icona universalmente riconoscibile di un tempo? Oppure la popolazione mondiale di oltre 2mila miliardari ha semplicemente pensato che esistano modi migliori di spendere il denaro che non sia nell’arte?

La realtà delle offerte
Si dice che il mercato dell’arte di fascia alta sia di nuovo in piena espansione, ma sotto i numeri scintillanti si nascondono alcune nuove realtà.
Di certo i 922 milioni di dollari complessivamente raggiunti da Sotheby’s a maggio e a novembre 2021 per le 65 opere della collezione Macklowe sono stati una testimonianza del fascino duraturo del gusto classico esercitato per oltre cinquant’anni sulla coppia divorziata dell’Upper Manhattan (per artisti come Warhol, Rothko, Twombly e Richter).

Il ricavato, ben superiore ai 650 milioni di dollari, sembrava sottolineare lo status di questi nomi canonici come investimenti blue-chip duraturi, almeno quando offerti da una collezione di lunga data. Tuttavia, la domanda di opere di grandi dimensioni di tali artisti (tra l’altro tutti «bianchi») è stata notevolmente inferiore quando sono state offerte singolarmente da venditori anonimi.

Uno dei grandi e finora molto apprezzati esemplari della serie delle «lavagne» di Cy Twomby della fine degli anni Sessanta era coperto da garanzie per almeno 40 milioni di dollari nella vendita di arte contemporanea di Sotheby’s. Nel 2015, una «lavagna» simile di Twombly era stata venduta all’asta per 70 milioni di dollari. Quest’ultimo esemplare è stato venduto all’unica offerta da parte del garante per 38 milioni di dollari, cifra inferiore alla stima, un prezzo che riflette gli sconti di cui possono godere gli acquirenti all’asta.

Solo quattro lotti prima, «Study of Red Pope» (1971) di Francis Bacon, fallito all’asta cinque anni prima, era anch’esso coperto da garanzie per 40 milioni. Un’offerta maggiore ha messo fuori gioco il garante, facendo sì che il prezzo, comprensivo di commissioni, fosse di 46,3 milioni.

«Se sei un collezionista, perché iscriverti allasta per fare offerte con una paletta se puoi stipulare un contratto di garanzia per un’opera e ottenere così uno sconto?», afferma William OʼReilly, presidente dello studio newyorkese di consulenza d’arte e intermediazione Dickinson.

Ma se un numero maggiore di collezionisti facoltosi si accorgerà dei vantaggi di cui godono i garanti come acquirenti, questo potrebbe a sua volta scoraggiare gli offerenti registrati con la paletta dal pagare un extra, il che a sua volta potrebbe far diminuire la domanda di opere classiche blue-chip. Le garanzie sono già abbastanza difficili da capire, ma la recente sentenza di un tribunale federale di New York, secondo cui le case d’asta non sono più tenute a dichiarare tali accordi, può potenzialmente rendere la situazione ancora più opaca, scoraggiando ulteriormente gli acquirenti inesperti.

Secondo «Forbes» il numero mondiale di miliardari, ossia individui che possono spendere comodamente 200 milioni di dollari per un’opera d’arte, è aumentato da 1.209 nel 2011 a 2.755 nel 2021, con una ricchezza complessiva quasi triplicata da 4.500 a 13.100 miliardi di dollari. Secondo l’annuale Art Basel-Ubs Art Market Report, nello stesso periodo le vendite all’asta di opere d’arte e di pezzi d’arte decorativa sono diminuite da 32,4 miliardi di dollari a 26,3 miliardi. «Il mercato dell’arte è stato piatto negli ultimi dieci o quindici anni», afferma Roman Kräussl, professore di finanza presso l’Università del Lussemburgo e coautore dello studio del 2016 Does it Pay to Invest in Art? A Selection-Corrected Returns Perspective.

Compra ora. Al valore pensa dopo
«Forse gli ultra ricchi si rendono conto, con tutti questi dati in circolazione, che i rendimenti non sono a due cifre, aggiunge Kräussl. Quando calcolo il rendimento dell’arte, è di circa il 5%, con l’aggiunta dei costi». In confronto, le azioni dell’S&P 500 hanno avuto un rendimento medio annuo di circa il 14,7% nell’ultimo decennio, secondo Business Insider.

«Le persone che acquistano opere darte di primordine, come un classico Richter da 25 milioni di dollari, non lo fanno principalmente come investimento, ma soprattutto come copertura contro il rischio di ribasso», afferma Kräussl. Ma che dire delle persone che chiedono a gran voce di fare offerte a sei o sette cifre per i dipinti di giovani artisti «red-chip», amati da Instagram, come Anna Weyant, Flora Yukhnovich e Lucy Bull, che di recente sono stati venduti nelle gallerie a cinque cifre? Stanno comprando per investimento?

Secondo Roman Kräussl, e per molti altri osservatori del mercato, questo è semplicemente il segno di una schiera più giovane di clienti con troppa liquidità che va a caccia di poche opere disponibili di pochi nomi alla moda. E gli acquirenti sono abbastanza ricchi da non preoccuparsi troppo dell’investimento.

«Hai venduto una startup per 50 milioni di dollari. Hai delle pareti bianche. Che cosa ci metti? Non un Richter, perché questa è la vecchia scuola. Ma la gente ha paura di comprare l’arte sbagliata, sostiene Kräussl. Deve essere politicamente corretta, ok per il gender, ok per la razza. E poi a tavola puoi dire: “Lho comprato da Phillips”. È una stampa».

Il record di 225 milioni di dollari raggiunto a New York da Phillips, che da anni si è specializzata nell’arte emergente, così come la frenesia delle offerte nella sera successiva durante l’asta «The Now» da Sotheby che ha totalizzato 72,9 milioni di dollari con 23 opere dei «più interessanti artisti di oggi», sono stati il simbolo di questo passaggio dal blu al rosso (a livello di chip). I 907.200 dollari per un’opera astratta del 2019 della losangelina Lucy Bull, rappresentata da David Kordansky, è stato uno dei nove nuovi record d’asta di Sotheby’s. L’opera della Bull è stata venduta a più di dieci volte la sua stima preasta.

«Che cosa sta succedendo? Tutti vogliono prendervi parte. Non cè nulla che abbia un senso in uno scenario tradizionale di creazione di valore», afferma Lisa Schiff, convinta che, sebbene si possano fare molti soldi con il «flipping» (l’acquisto e la rapida rivendita a scopo di lucro, Ndr), l’arte è un investimento che rende meglio nel lungo periodo.

«Si possono fare soldi comprando e vendendo, conclude. [Ma] si può fare fortuna anche tenendo per sé momentaneamente le opere». I Macklowe ci sono riusciti, anche se hanno impiegato mezzo secolo per arrivarci. Gli acquirenti e i venditori d’arte digitalizzati di oggi possono aspettare così a lungo?

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