L’arte dà risposte

La Biennale di Saint-Paul-de-Vence è dedicata alla scena artistica emergente

Juliette Minchin, «Omphalos», 2020. Cortesia dell'artista
Luana De Micco |  | Saint-Paul-de-Vence

Slittata di un anno, si tiene ora fino al 2 ottobre la seconda Biennale internazionale di Saint-Paul de Vence. Se 3 anni fa aveva ospitato artisti affermati come Jan Fabre, Vincent Barré o David Nash, la rassegna questa volta è dedicata alla scena artistica emergente.

«Nel 2021 la situazione è cambiata. Alla luce della crisi sanitaria e delle angosce sociali, è emersa la necessità vitale per gli artisti e il pubblico, sinistrati dalla pandemia, di fare in modo che la cultura sia una delle risposte essenziali alla crisi, impedendo la disintegrazione dei rapporti sociali e di questo settore», ha spiegato il presidente della Biennale, Olivier Kaeppelin.

Sono state selezionate le opere di 18 giovani artisti, che, interrogandosi sul ruolo dell’arte nello spazio pubblico e sulla relazione con il territorio di Saint-Paul, investiranno le piazze, le strade, le mura dello storico villaggio di artisti provenzale, ma anche luoghi chiusi, come l’Espace Vedet.

Juliette Minchin presenta «Omphalos» (2020), un’opera di cera e acciaio sul tempo che passa; Kokou Ferdinand Makouvia (Togo, 1989) associa rame e legno in «Akossiwa» (2017); «L’autre» di Linda Sanchez (2017) è un paesaggio di colonne, come un’antica rovina.

Sono allestiti un «totem» di Stefan Rinck (2021), una scultura monumentale in lamiere di Florian Pugnaire & David Ruffini, «Onde» (2017), lavori di Awena Cozannet, Gonzalo Lebrija, Quentin Lefranc o ancora del duo d’arte digitale Scenocosme.

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