L’arte bombardata del Nagorno-Karabakh

Centinaia di morti e migliaia di sfollati. I 4mila siti della zona in grave pericolo

L'interno della Cattedrale del Santo Salvatore di Gazancecoc a Shusha. Foto Celestino Arce/Nurphoto
Dorian Batycka |  | Baku

Il patrimonio e i siti archeologici sono minacciati dalla ripresa dei combattimenti tra Armenia e Azerbaigian per il territorio conteso del Nagorno-Karabakh. Dall’inizio dei nuovi scontri, il 27 settembre, centinaia di persone sono morte e migliaia sono state sfollate in quello che è stato descritto come il più feroce conflitto tra i due Paesi in oltre 25 anni. Il Nagorno-Karabakh, noto anche come Repubblica dell’Artsakh, si trova all’interno dei confini dell’Azerbaigian, ma contiene una maggioranza etnica armena ed è sotto il controllo delle truppe armene dal 1994. L’area ospita numerosi monumenti di importanza religiosa e civile, compresi i resti di antichi insediamenti, alcuni dei quali ora sono stati attaccati.

L’8 ottobre, un portavoce del Ministero della Difesa armeno ha dichiarato che l’ottocentesca Cattedrale del Santo Salvatore di Gazancecoc a Shusha, una delle più grandi chiese armene del mondo, è stata bombardata dall’Azerbaigian. Ha pubblicato foto di banchi distrutti, un grande buco nelle volte e macerie sparse. Il fatto è stato immediatamente negato dall’Azerbaigian: «Non prendiamo di mira edifici e monumenti storici, culturali e soprattutto religiosi», ha affermato un portavoce del Ministero della Difesa azero.

Secondo un rapporto del 3 ottobre dell’archeologo Hamlet Petrosyan, anche la città armena ellenistica di 2mila anni di Tigranakert sarebbe stata colpita dall’artiglieria azera. «La città meglio conservata delle civiltà ellenistica e armena del Caucaso si trova in un’area di intensa attività bellica», ha comunicato la squadra di Petrosyan, sottolineando che sarebbe stata «ripetutamente bombardata». Né l’Armenia né l’Azerbaigian hanno confermato o smentito. In Azerbaigian, i musei hanno pubblicamente sostenuto lo sforzo bellico.

Il 7 ottobre il Museo Nazionale d’Arte e il Museo Nazionale del Tappeto, entrambi nella capitale Baku, hanno annunciato che avrebbero fatto una donazione alle forze armate azere. «I gloriosi figli e figlie della patria che raccolgono tutte le loro forze in prima linea e nelle retrovie sono pronti a combattere contro il nemico sul campo di battaglia per la liberazione delle terre occupate dell’Azerbaigian e il ripristino dell’integrità territoriale del Paese, come è nostro dovere civico», ha dichiarato il Museo Nazionale d’Arte dell’Azerbaigian in un comunicato stampa che annuncia anche la donazione di 1.800 dollari alla causa.

Secondo Simon Maghakyan, scienziato politico armeno ora a Denver (Usa), l’Azerbaigian avrebbe deliberatamente bombardato siti religiosi in Nagorno Karabakh per cancellare le prove di un passato cristiano armeno e quindi qualsiasi rivendicazione territoriale. L’Azerbaigian nega l’accusa.

«Tutti i 4mila siti del patrimonio culturale del Nagorno-Karabakh sono in grave pericolo», conferma Maghakyan, compresa la storica città di Amaras, con il suo Mausoleo di san Grigoris del V secolo, e il monastero del XIII secolo a Dadivank.

Il 9 ottobre, il ministro della Cultura armeno, Arayik Harutyunyan, ha fatto appello all’Unesco: «La deliberata distruzione del patrimonio culturale è un crimine di guerra vietato da accordi internazionali, inclusa la Convenzione dell’Aia dell’Unesco. Purtroppo, quando l’Azerbaigian ha cancellato l’intero patrimonio culturale armeno del Nakhichevan tra il 1997 e il 2006, non ha ricevuto un’adeguata condanna dall’Unesco. Quel silenzio ha portato, tra l’altro, alla cancellazione di 89 chiese medievali». L’Azerbaigian ha recentemente erogato importanti finanziamenti all’Unesco, mentre sono stati portati di fronte all’opinione pubblica i rapporti tra il Governo azero e due ex direttori generali dell’Unesco, Koichiro Matsuura e Irina Bokova.

© Riproduzione riservata La localizzazione del Nagorno-Karabakh. © Illustrazione di Katherine Hardy
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