L'arte a filiera corta della Biennale di Lione

Al lavoro con le aziende del territorio gli artisti invitati alla 15ma edizione della rassegna francese

Un particolare di «Prometheus Delivered» (2017) di Thomas Feuerstein. Cortesia dell’artista. © Adagp, Paris, 2019
Federico Florian |  | Lione

In occasione della quindicesima edizione, prevista dal 18 settembre al 5 gennaio, la Biennale d’arte contemporanea di Lione si espande per occupare una nuova location: oltre al Mac Lyon, il museo d’arte contemporanea della città nonché storica sede della rassegna, gli enormi spazi della ex fabbrica di elettrodomestici Fagor (un complesso di oltre 29mila metri quadrati nel cuore del quartiere Gerland) ospitano i lavori di 50 artisti di varie generazioni e provenienti da tutto il mondo (un terzo dei quali dalla Francia).

Invitati dal team curatoriale del Palais de Tokyo di Parigi (Adélaïde Blanc, Daria de Beauvais, Yoann Gourmel, Matthieu Lelièvre, Vittoria Matarrese, Claire Moulène, Hugo Vitrani), temporaneamente trasferitosi a Lione per curare la biennale, gli artisti in mostra hanno prodotto opere site specific e realizzate in collaborazione con le aziende del territorio regionale.

Un modello
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