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L’art advisor è su Instagram

Un'iniziativa della Woolwich Contemporary Print Fair per consigliare i potenziali acquirenti

Un'immagine della campagna della Woolwich Contemporary Print Fair

Un hashtag ha recentemente attirato la mia attenzione: #findartthatfits. È l'iniziativa di Woolwich Contemporary Print Fair, una fiera londinese che si occupa esclusivamente di incisione. L'hashtag fa parte di una campagna di art advisory: i potenziali acquirenti sono invitati a pubblicare una foto del loro spazio “affamato di arte" su Instagram, taggare la fiera e utilizzare l'hashtag, oltre ad hashtag che possano indicare quale tipo di arte stanno cercando (a cui qualcuno del team risponderà con suggerimenti dal portfolio di artisti della fiera). L'idea è un interessante ibrido tra digitale e approccio personale al cliente, e non ho potuto fare a meno di chiedermi: qualcuno l'ha provata davvero?

«Nel primo anno è stata molto popolare essenzialmente come novità, dove l'anno scorso è stata presa più seriamente, immagino a causa della pandemia», afferma Lizzie Glendinning, co-fondatrice della fiera. «Instagram era una scelta ovvia per la campagna. È visivo, reattivo, interattivo. È il posto giusto per noi e per i nostri collezionisti per impegnarci con funzionalità specifiche e anche per divertirsi a interagire con noi».

Engage qui è la parola chiave. Come sempre, è difficile dire se l'attività di Instagram abbia portato direttamente agli acquisti. «[La campagna] ha aumentato il coinvolgimento, che credo in alcuni casi abbia migliorato le vendite», afferma Glendinning. «Ma per noi, soprattutto al momento, è un ottimo modo per creare conversazioni e interazioni con nuovi segmenti di pubblico per intodurli alla nostra offerta».

Questo concetto mi ha portato a chiedermi come se la cavano durante la pandemia gli art advisor, per i quali l'esperienza degli spazi fisici sembra essenziale per la loro pratica. Come usano Instagram? Per Angeliki Kim Jonsson, che gestisce la società di curatela e consulenza artistica Dynamisk, Instagram è più un luogo per entrare in contatto con le persone e costruire un archivio di informazioni per la sua attività, piuttosto che un modo per esplorare gli interni da riempire.

Daniel Turriani, direttore e fondatore della società di consulenza e investimento artistico JT Art Asset, è d'accordo. «Sono entrato in contatto con persone fantastiche tramite Instagram, artisti, collezionisti e persone di diversi ceti sociali, e ho finito per fare buoni affari con alcuni di loro», dice.

Jonsson dice che vedere gli spazi di persona è meno importante per la consulenza artistica di quanto si potrebbe pensare: «Credo che potrai riuscire sempre a trovare lo spazio perfetto per una grande opera d'arte, ma non il contrario». Sembra che non sia poi così importante vedere l'arte fisicamente. «Per i collezionisti esperti sta diventando la norma. Ho clienti che spendono milioni di dollari senza alcuna visione fisica dell’’opera». dice Turriani. «Cerco di essere gli occhi dei miei collezionisti dato che partecipo a molte mostre, in gallerie e musei, visite in studio e fiere internazionali», aggiunge Jonsson.

Quindi, se vedere lo spazio e l'arte nella vita reale non è più considerato essenziale, allora forse Woolwich Contemporary Print Fair ha davvero qualcosa da dire. E forse nel prossimo futuro assisteremo a molte più consulenze via hashtag.

Aimee Dawson, edizione online, 15 febbraio 2021

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Woolwich Contemporary Print Fair
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