L’archivio delle foreste perdute

Formafantasma porta al Pecci design responsabile, legni sonori e come gli alberi vedono noi umani

«Vallombrosa» di Formafantasma. Foto © Margherita Villani
Laura Lombardi |  | Prato

Allestita al Centro Pecci fino al 24 ottobre, la mostra «Cambio», a cura di Hans Ulrich Obrist, Rebecca Lewin e Cristiana Perrella è un progetto multidisciplinare del duo Formafantasma (Andrea Trimarchi, 1983 e Simone Farresin, 1980) designer italiani residenti ad Amsterdam. Il progetto, che ha origine alla Serpentine Gallery di Londra, è tutto incentrato sugli alberi, sul legno e i suoi cambiamenti, in piena linea con un filone molto caro alla sensibilità contemporanea, con un accento posto qui sulla responsabilità del design.

Il percorso si svolge attraverso diverse sezioni, disposte come gli anelli di un tronco d’albero; negli spazi centrali sono materiali di approfondimento di vario genere e due filmati realizzati da Formafantasma, mentre in quelli perimetrali troviamo casi studio sull’uso del legno nel mondo, specie al tempo delle Esposizioni Universali (trattato nella sezione «l’archivio delle foreste perdute»), quando ha inizio lo sfruttamento più massivo, in pieno colonialismo.

Nel film «Cambio», che dà il titolo alla mostra (riferito al medievale cambium «cambiamento, scambio»), sono proprio tracciati collegamenti tra la materialità del legno e le condizioni solo apparentemente astratte, ma di fatto pervasive, del suo impiego. Sebbene la mostra comporti notevole lettura, o visione, di dati e ricerche, siamo anche avvolti da installazioni olfattive, come quelle dell’artista norvegese Sissel Tolaas, o sonore, gli altoparlanti in legno di abete progettati da Formafamtasma.

E all’ingresso troviamo l’«Albero in torsione a destra» (1988) di Giuseppe Penone, a ricordare il ruolo centrale che gli alberi hanno da decenni nella ricerca artistica del torinese. In fondo invece, dove è la sezione dedicata alla governance delle foreste, il video «Quercus» (2020), realizzato con tecnologia LiDAR che offre la possibilità di considerare gli esseri umani dal punto di vista degli alberi, la voce fuori campo recita il testo del filosofo e botanico Emanuele Coccia, peraltro cocuratore della mostra «Nous les arbres» alla Fondation Cartier di Parigi, conclusa all’inizio del 2020.

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