L'Arazzo di Bayeux verrà salvato ma forse non prestato

Al via nel 2024 i lavori sull’Arazzo millenario patrimonio Unesco e sul museo che lo conserva. Poi si deciderà se concederlo alla Gran Bretagna

Restauratrici effettuano analisi diagnostiche sull'Arazzo di Bayeux nel 2020 © Ville de Bayeux - S. Maurice Un particolare dell'Arazzo di Bayeux © Ville de Bayeux Una veduta del Musée de la Tapisserie, uno dei tre musei in cui si articola il Bayeux Museum, in cui si vede la celebre tela lunga 70 metri tessuta nel 1066 per narrare le gesta di Guglielmo il Conquistatore in Inghilterra © S.Maurice - Bayeux Museum
Luana De Micco |  | Bayeux

«L’arazzo è un’opera che ha mille anni e che presenta degradazioni legate alla sua lunga storia. Ma non è in pericolo»: Antoine Verney, capo conservatore del Bayeux Museum, rassicura sullo stato di conservazione dell’opera, dal 2007 patrimonio Unesco. L’Arazzo di Bayeux, 70 metri di tela tessuta nel 1066 per narrare le gesta di Guglielmo il Conquistatore in Inghilterra, sarà restaurato nel 2024. Contemporaneamente, il museo dov’è esposto dal 1983 chiuderà per 20 mesi di lavori finalizzati a migliorare le condizioni di conservazione e di presentazione dell’opera.

Le analisi condotte nel 2020 da un team di otto restauratrici hanno permesso di realizzare una mappa delle alterazioni sulla tela: 24.204 macchie, 16.445 pieghe, 9.646 lacune, 30 lacerazioni non stabilizzate e una grande fragilità dei primi metri. «Alcune lacerazioni sono molto antiche e sono già state oggetto di restauro nell’Ottocento. In questi casi potrebbe essere necessario metterci nuovamente mano, spiega Verney. Ma l’obiettivo di questo intervento è la stabilizzazione dell’opera. Se si constata che degli strappi o delle macchie non evolvono e non ne compromettono il futuro saranno conservati perché fanno parte della sua storia».

Dalle analisi sono emerse altre due problematiche. Un gallone posato nell’800 nella parte bassa della tela dovrà essere rimosso perché tira e deforma l’orlo. Inoltre bisognerà sostituire la fodera apposta sul retro nel ’700 perché è troppo piccola: «Mancano solo alcuni millimetri, ma questo crea tensioni». Spetta allo Stato francese che è proprietario del celebre arazzo stabilire dove e da chi sarà restaurato: la decisione sarà resa nota prima della fine dell’anno. Il budget previsto è di 2 milioni di euro, a carico dello Stato.

Nel contempo a partire dall’autunno 2024 il Musée de la Tapisserie de Bayeux, che occupa un antico seminario del Seicento, sarà oggetto di ampi lavori di ristrutturazione, frutto di una decina d’anni di riflessione. Budget: 35 milioni di euro di fondi pubblici. La riapertura è prevista nella primavera 2026. Ora l’arazzo è allestito in posizione verticale dentro una vetrina in una lunga galleria che permette di osservarlo soloda vicino e non nella sua interezza. Nella sua futura vetrina l’arazzo sarà invece esposto su un piano leggermente inclinato per evitare tensioni.

La nuova sala permetterà poi di «moltiplicare l’approccio visivo sull’opera, di apprezzarla nel dettaglio ma anche di abbracciarla con lo sguardo nel suo insieme in quanto sarà possibile ammirarlo a una certa distanza. È un’opera nata per essere vista nella sua integralità, spiega Verney. Solo così il pubblico si può rendere conto davvero della sua monumentalità». Sarà inoltre ripensata interamente la museografia per evitare «l’effetto Gioconda» e preservare la qualità della visita. Il museo, che accoglie ora 400mila visitatori all’anno, non prevede più di 3mila visitatori al giorno nei periodi di grande affluenza. «La visita deve restare un momento privilegiato. Sono previste davanti all’opera solo due persone per metro lineare».

Nel 2018 era sorto un dibattito dopo che Emmanuel Macron aveva proposto di prestare l’arazzo alla Gran Bretagna approfittando della chiusura del museo, un gesto diplomatico a un anno dal referendum sulla Brexit. L’opera non lascia la Normandia dal 1945. Parigi aveva rifiutato il prestito a Londra anche nel 1966 per i 900 anni dalla battaglia di Hastings. L’annuncio aveva sollevato la reazione dei conservatori, per i quali l’opera è troppo fragile per viaggiare. Tre anni dopo, il prestito resta in forse.

La città di Bayeux, che ha in deposito l’opera, non intende separarsene al di là del periodo di chiusura del museo. In ogni caso ha posto come condizione per il prestito che l’arazzo possa viaggiare solo dopo il restauro e se le sue condizioni lo permetteranno: «È un’operazione complessa e delicata da organizzare, nota Verney, che richiede una cronologia perfettamente pianificata per coordinare restauro ed eventuale prestito nel periodo della chiusura del museo. Collaboreremo con i servizi dello Stato».

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Luana De Micco