L'Aquila, il museo nato dal terremoto

A sei anni dal sisma aperto finalmente il Munda in un ex mattatoio. Un percorso espositivo nitido con oltre cento opere dall’età romana a quella barocca. Quando la collezione tornerà al Castello spagnolo, cosa accadrà a questo edificio di archeologia industriale?

La sede del Munda nell'ex mattatoio. Foto di Stefano Miliani
Stefano Miliani |

L'Aquila. A sei anni dal terribile terremoto del 6 aprile 2009 la città abruzzese rimargina, parzialmente e temporaneamente una ferita profonda: ha aperto il Museo nazionale d’Abruzzo. L’acronimo è Munda. Non è dov’era la collezione prima del sisma, nel Castello spagnolo del 1530: alloggia nell’ex mattatoio ai margini del centro storico, a pochissimi passi dalla Fontana delle 99 cannelle, in zona Borgo Rivera. Qui hanno trovato collocazione circa 120 opere, per la gran parte restaurate, molte provenienti dalle sale tuttora inagibili della fortezza, molte da chiese terremotate del «cratere» aquilano; la raccolta documenta in ordine cronologico l’epoca dei Marsi e Romani e l’arte abruzzese fino al tardo Manierismo e al Seicento dando comprensibile rilievo al capitolo più cospicuo, certo per qualità, del territorio: il Medioevo. È un bel risultato. Tuttavia nessuno può abbassare la
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© Riproduzione riservata Una veduta dell'allestimento del Munda. Foto di Stefano Miliani Un'opera esposta al Munda. Foto di Stefano Miliani Saturnino Gatti, «Madonna con Bambino e santi» San Giovanni da Capestrano Una veduta dell'allestimento del Munda. Foto di Stefano Miliani Una veduta dell'allestimento del Munda. Foto di Stefano Miliani Una veduta dell'allestimento del Munda. Foto di Stefano Miliani Gli spazi del Munda allestiti Un'opera di Mattia Preti Gli spazi del Munda allestiti Gli spazi del Munda allestiti Trittico di Beffi
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