L’antropologo con la t-shirt

Elio Fiorucci protagonista di un’ampia retrospettiva a Venezia

Elio Fiorucci ritratto nel suo ufficio nel 2004
Veronica Rodenigo |  | Venezia

Dopo «Culture Chanel. La donna che legge» (conclusasi nel gennaio del 2017), Ca’ Pesaro torna a dialogare con il mondo della moda aprendo i propri spazi a «Epoca Fiorucci» che dal 23 giugno al 13 gennaio propone una mostra sulla multiforme personalità di Elio Fiorucci e sulle sue creazioni. Di lui, milanese (classe 1935, è scomparso nel 2015), figlio di un commerciante di pantofole, si dice che odiasse essere chiamato stilista, etichetta riduttiva per chi osservi la realtà con lo sguardo mai sazio del creativo, uno sguardo «attento e curiosissimo delle persone, di tutte le discipline e di luoghi non suoi», specifica Aldo Colonetti, legato a Fiorucci da lunga conoscenza, curatore della mostra con Gabriella Belli.

Durante il determinante viaggio iniziatico nella Londra degli anni Sessanta (la swinging London di Mary Quant e del negozio Biba), Elio comprende il mutamento dei tempi con l’attenzione,
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