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Restauro

L'«Angelo custode» rinfoderato del Guercino

Intervento improcrastinabile al Museo Civico Malatestiano

L'«Angelo custode» del Guercino dopo il restauro (particolare)

Fano (Pu). Nel Museo Civico Malatestiano l’«Angelo custode» che Guercino inviò nel 1641 al nobile fanese Vincenzo Nolfi è stato sottoposto a un improcrastinabile «intervento conservativo per gravi sollevamenti di colore con distacco dal supporto» causati da vari spostamenti avvenuti in passato, afferma chi ha diretto il restauro, Claudio Maggini, storico dell’arte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche.

Riducendo all’osso quanto hanno riferito Arianna Splendore e Francesca Lo Russo del laboratorio AF Conservazione e Restauro di Milano, le indagini scientifiche «avevano evidenziato un grande conflitto» per «una preparazione rigida su un supporto molto elastico» e un autentico «caos chimico e fisico per vecchi restauri».

Oltre a togliere i materiali soprammessi dai precedenti lavori e a pulire e consolidare la pellicola pittorica, le restauratrici hanno rimosso la fodera e applicato una speciale tela di rifodero scoprendo una scritta, moderna, sul retro. Esposto vicino all’«Annunciazione» di Guido Reni da poco restaurata, il quadro, alto quasi tre metri, appartiene alla Curia.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019



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