L’Angamc premia Lia Rumma

L’instancabile gallerista italiana riceverà durante il primo giorno di Arte Fiera a Bologna il riconoscimento assegnato dall’associazione dei suoi colleghi

Lia Rumma
Monica Trigona |

Probabilmente quando nel 1971 Lia Rumma apriva la sua galleria d’arte a Napoli con la personale «L’Ottava Investigazione (A.A.I.A.I.) proposizione 6» di Joseph Kosuth, pioniere dell’Arte concettuale, non avrebbe immaginato che il suo nome sarebbe diventato uno dei più conosciuti del sistema artistico italiano. Eppure, le premesse c’erano tutte, a partire dal grande interesse rivolto ai movimenti contemporanei nazionali e internazionali, dall’Arte povera alla compagine concettuale che si stava sviluppava attraverso varie declinazioni e tendenze.

Nel suo spazio partenopeo sono passati Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò, Donald Judd, Dan Graham, Michelangelo Pistoletto, Gino De Dominicis e via via Haim Steinbach, Cindy Sherman, Reinhard Mucha, Alberto Burri, Anselm Kiefer, Vanessa Beecroft come anche i grandi nomi della fotografia mondiale, come Thomas Ruff, Andreas Gursky, Günther Förg, Mimmo Jodice e Christopher Williams.

Alla fine degli anni Novanta ha pure aperto una nuova sede a Milano, nel quartiere di Brera, inaugurata con la personale di Enrico Castellani e, con l’inizio del nuovo millennio, il fitto programma delle sue gallerie (con personali di autori come Marina Abramovic, Alfredo Jaar, Ilya & Emilia Kabakov ecc.), senza mai subire battute d’arresto, è stato affiancato da progetti organizzati con istituzioni culturali italiane e straniere (solo per citarne due, si ricordano nel 2004 l’installazione permanente «I Sette Palazzi Celesti» di Anselm Kiefer all’Hangar Bicocca di Milano e la personale di William Kentridge «Tapestries» al Philadelphia Museum of Art nel 2007-08).
«Un’Osservazione Grammaticale, Modus Operandi» (1986-1996), di Joseph Kosuth. Foto © Barbara Jodice. Cortesia Galleria Lia Rumma Napoli | Milano
Il trasferimento nel 2010 in un nuovo spazio meneghino, di 2mila mq, e il rinnovamento di quello napoletano hanno ribadito la salda volontà della gallerista di proseguire con il suo sostegno alla scena creativa contemporanea avendo un doppio sguardo rivolto al presente e al passato: nel 2018-19, infatti, in occasione dei 50 anni dalla mostra «Arte Povera+Azioni Povere», ha aperto il suo Archivio storico e personale al pubblico con le mostre «Arte Povera: Homage to Amalfi ’68» al Philadelphia Museum of Art e «I sei anni di Marcello Rumma» al Museo Madre di Napoli.

Non stupisce quindi la notizia dell’assegnazione del Premio Angamc 2023 alla carriera a Lia Rumma. Questo riconoscimento, alla sua sesta edizione (la volta precedente è stato assegnato al compianto Antonio Tucci Russo dello Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice e Torino), volto a valorizzare la storia e la carriera di un gallerista distintosi nel panorama nazionale ed internazionale per meriti umani e professionali, giunge alla decana dei galleristi italiani «per il suo appassionato e costante lavoro di ricerca, sperimentazione e promozione degli artisti e dell’arte contemporanea e per la qualità della proposta espositiva che, in oltre cinquant’anni di attività e straordinario impegno, hanno confermato l’importanza del ruolo del gallerista nel diffondere la cultura dell’arte nel mondo», si legge nella motivazione ufficiale.

La premiazione, che si terrà venerdì 2 febbraio alle ore 18,45, nell’Area Talk di Arte Fiera Bologna, avverrà per mano di Andrea Sirio Ortolani, presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, alla presenza del direttore artistico di Arte Fiera Simone Menegoi, dei vertici di BolognaFiere Group e del critico d’arte e curatore Danilo Eccher e del giornalista e curatore Nicolas Ballario.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Monica Trigona