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Archeologia

L’anfiteatro patisce l'anticatalanismo

Il monumento romano di Tarragona parzialmente riaperto in attesa di interventi più complessi

Interno dell’anfiteatro romano di Tarragona. © Alberich Fotògrafs-Tarragona Turisme

Tarragona (Spagna). Le ripercussioni economiche della grave crisi politica tra la Catalogna e il Governo spagnolo si avvertono sempre di più nel campo della cultura e del patrimonio. È il caso delle gravi condizioni in cui versa l’anfiteatro romano di Tarragona che alla fine dello scorso settembre è stato chiuso al pubblico per motivi di sicurezza.

La decisione è stata presa in seguito ai risultati di un rapporto esterno, commissionato dal Comune, in cui è stata rilevata la necessità di intervenire con urgenza in alcune aree del complesso «per preservare l’integrità del monumento e la sicurezza delle persone». Dopo una chiusura di quasi un mese, l’anfiteatro è stato parzialmente riaperto con ingresso gratuito.

Una soluzione che, secondo l’assessore al Patrimonio Hermán Pinedo, «permette la visibilità del monumento nel suo insieme». La riapertura dell’anfiteatro è avvenuta dopo alcuni lavori urgenti alla scalinata d’accesso, a un muro e al canale di scolo delle acque reflue, che consentiranno ai visitatori di accedere alla spianata superiore senza correre rischi, mentre gli spalti e l’arena restano chiusi a causa dei problemi strutturali bisognosi di interventi più complessi.

«Non esiste un pericolo imminente, ma se non interveniamo, nel giro di 5 o 10 anni potremmo avere dei seri problemi», ammette l’assessore. Anche i pannelli esplicativi sono stati spostati nella parte superiore dell'area, cosicché i visitatori non debbano rinunciare alle informazioni sul monumento dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2000.

Il Consiglio Comunale ha deliberato lo stanziamento urgente di 100mila euro per consolidare l’area adiacente alla biglietteria e per consentire la riapertura di tutto il complesso all’inizio dell’anno prossimo, ma servirebbe un investimento molto maggiore.

A questo proposito José Guirao, ministro della Cultura (fino al 10 novembre quando si terranno le elezioni), ha dichiarato che nonostante le competenze spettino al Comune e alla Regione è disposto a concedere aiuti statali: «Il patrimonio deve restare fuori dalle beghe politiche», ha commentato.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019


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