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L’America straziante di Trump

Uno straordinario reportage nelle fotografie di due viaggiatori italiani

Tayona ha 16 anni e ha sempre vissuto nel paese di Clairton. Il suo sogno è di potersi trasferire in una città vicino al mare

I confini murati, le periferie, la povertà, l’ossessione per le armi, il suprematismo, le città fantasma: nelle fotografie di Renata Busettini e Max Ferrero, gli americani rassegnati e impauriti abitatori di un’immensa Spoon River vivente.

Nei reality show, in fondo, è il secondo termine a prevalere: i corpi deflagrati nell’obesità di «Vite al limite» o l’ossessione per le armi che ogni tanto fa capolino tra gli articoli offerti al «Vecchio», alla «Volpe», allo «Smilzo» e a «Chumlee» nel negozio dei pegni di Las Vegas, dov’è ambientato «Affari di famiglia», per noi italiani sono attori e ingredienti di un esotico Barnum americano.

Anche il dramma di chi non può permettersi un’assicurazione sanitaria, uno dei temi della serie «Breaking Bad», per noi, abituati a imprecare per un’attesa al pronto soccorso, resta confinato nei limiti di una fiction. Invece è tutto vero. Con un paradosso: la fotografia in bianco e nero riesce a dimostrarlo con molta più efficacia della televisione a colori.

Il reportage realizzato da Renata Busettini e Max Ferrero, viaggiatori non turisti, ha molti punti in comune con la «caposcuola» Dorothea Lange. L’America di Trump, l’America Fi(r)st (libro di prossima uscita nelle edizioni Allemandi con un testo di Alan Friedman) non ha risolto le contraddizioni della Grande Depressione del ’29, uno spauracchio che ogni tanto torna in scena, come in questo periodo di emergenza sanitaria e inevitabile crisi economica.

Periferie, armi, confini; e dunque povertà, emarginazione, violenza, stragi nel nome del suprematismo o della discriminazione. L’acqua inquinata di Flint, nel Michigan, che ti corrode la pelle; disoccupati e feroci reduci dal Vietnam; lavoratori sottopagati; un muro al confine con il Messico e i suoi guardiani a cavallo. Emerge il cuore di tenebra dell’America, che in fondo altro non è se non una gigantesca periferia, dal West Virginia all’Arizona, dove vive Shilah, un navajo delle riserve che si è recato a Tucson per farsi curare da un morso velenoso e ora sta chiedendo l’elemosina per trovare i soldi del viaggio di ritorno.

Una Spoon River vivente: ecco, forse rispetto ai contadini di Dorothea Lange la differenza è questa, cioè il senso di rassegnazione alla miseria, morale ed economica, che traspare dagli sguardi e dalle storie dei cento personaggi ritratti.

Sono, tra le altre, le storie di Michael di Monessen, che si avvia a diventare una città fantasma; di Mary, la vedova di un medico di Los Angeles che è andata a invecchiare negli inquinatissimi territori delle miniere di carbone; di Francisco, 27 anni, per 25 negli Stati Uniti e poi rispedito in Messico; oppure di Angela, che ha appena speso l’equivalente di un’ora del suo lavoro per una bibita: tè freddo, neanche Coca-Cola.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020


  • Jerry è un reduce del Vietnam, vive in una frazione della piccola cittadina di Aliquippa. La sua casa è difesa da tre cani addestrati all’attacco  e alla tutela dei suoi beni. I furti e la delinquenza sono un’ossessione per gli abitanti di queste zone periferiche
  • Angelo Galante vive nella cittadina di Monessen, nelle vie del centro quasi completamente spopolate ha aperto un negozio di oggetti usati per arrotondare l’assegno di anzianità
  • McKeesport, Pennsylvania. Alfie è un senzatetto. Tutti i suoi averi sono dentro al carrello della spesa, che utilizza anche come supporto per deambulare
  • La copertina del libro in uscita da Allemandi
  • Dora Walker ha 83 anni, abita a Clairton e per lei questa cittadina semiabbandonata è il miglior luogo in cui vivere e morire. Anche se interi quartieri vengono abbattuti, i suoi ricordi continuano a vivere intorno a lei
  • Renata Busettini e Max Ferrero, autori del reportage fotografico
  • John Hunter è un indiano Hopi trapiantato nella comunità Tohono O’odham di San Simon nel deserto di Sonora. Ha appena partecipato alla funzione della Pasqua cattolica
  • Romeo è di origine portoricana, vive a Rankin in una casa occupata a pochi passi dalla Carrie Furnace, una vecchia fabbrica abbandonata che dava lavoro all’80% degli abitanti del Paese e che ora è solo una carcassa di acciaio che attrae qualche turista
  • Las Vegas, Nevada. Sulla passerella che collega il New York-New York Hotel e l’Excalibur Hotel & Casinò si aggirano graziose buttadentro mentre dei senzatetto rischiano l’arresto per raccattare qualche centesimo di dollaro
  • Elena King e la sua collega Marcela pattugliano la zona a ovest di El Paso nei pressi della Santa Teresa Cattle Union, un’impresa d’importazione di bestiame dal Messico
  • Maria e i suoi sei figli attendono l’autobus che li riporterà a casa. Hanno fatto un viaggio in Messico per rivedere i parenti più stretti bloccati al di là della frontiera
  • Sunbury, Pennsylvania. Robert è appena rientrato a casa dal suo lavoro all’interno della miniera di carbone. In braccio tiene Abraham, l’ultimo arrivato dei suoi sei figli
  • Aristeo Mier è un cittadino con passaporto americano. Vive a San Ysidro e attraversa il confine per ritrovare i vecchi amici e compatrioti messicani. Non ha mai dimenticato le sue origini e non parla inglese

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