L’altra India, quella che produce

Dayanita Singh ci conduce nel mondo industriale e in quello della memoria

Walter Guadagnini |  | Bologna

Dayanita Singh è una delle più note fotografe indiane contemporanee, e la mostra che le dedica il Mast di Bologna rivela due dei numerosi aspetti della sua ricerca, quello dedicato al mondo del lavoro e quello sugli archivi, attraverso un allestimento di notevole fascino («Dayanita Singh: Museum of Machines», a cura di Urs Stahel, dal 12 ottobre all’8 gennaio).

Nata nel 1961, la Singh ha lavorato per anni nel mondo e nei modi del fotogiornalismo classico, pubblicando sulle più prestigiose riviste internazionali servizi su diversi aspetti dell’India contemporanea, in rigoroso bianco e nero. È alla fine degli anni Novanta che la fotografa inizia a porre in discussione quel linguaggio e l’approccio stesso alle questioni del suo Paese, avvertendo il costante pericolo di uno sguardo modellato ancora sui canoni di una visione dell’India postcoloniale fatta solo di povertà, di drammi e di esotismi.


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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

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