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Libri

L’affresco dell’affresco

Un panoramico libro di Arnold Nesselrath ricostruisce le pitture murali nei secoli

Particolare degli affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Strozzi nella Basilica di Santa Maria Novella

L’affresco «è quasi un brand italiano». Così esordisce Arnold Nesselrath nell’introduzione al volume dedicato agli affreschi in Italia. E, in effetti, la fortuna di questa tecnica artistica nella nostra Penisola è ben evidente dallo straordinario numero di capolavori fotografati (oltre 360 immagini), tutti da sfogliare e indagare, grazie anche alla calibrata veste grafica del libro. Lo spazio ridotto riservato ai testi, in forma di didascalie o brevi introduzioni, permette di concentrarsi, in modo esclusivo, sulle opere introdotte nelle informazioni essenziali.

Le pitture murali sono suddivise in sette capitoli, rispettivamente dedicati alla rinascita della pittura a fresco, alle novità figurative introdotte da Giotto fino al Gotico internazionale, al Quattrocento toscano, Rinascimento italiano, Maniera moderna, per concludere con la grande decorazione e il Settecento.

La storia dell’affresco in Italia è  lunga e secolare, costellata di capolavori celeberrimi e di opere meno note, ma non per questo di minor valore. Nesselrath ne illustra, magistralmente, le peculiarità. Se da un lato questa tecnica richiedeva agli artisti rapidità di esecuzione e ritmi di lavoro ben organizzati, per via del processo chimico della carbonatazione, dall’altro ben si sposava con la loro creatività.

Partendo dalle pitture conservate nell’Italia centrale (cripta del Duomo di Anagni), passando per Roma (Pietro Cavallini in Santa Cecilia in Trastevere) e Napoli (San Domenico Maggiore), si giunge alla Basilica di San Francesco ad Assisi. Il capitolo «Da Giotto al Gotico internazionale» illustra l’opera giottesca. Nel volume, gli affreschi toscani fanno la parte del leone tra Siena, con Lorenzetti e Martini, e Firenze, con il Cappellone degli Spagnoli e Spinello Aretino a San Miniato al Monte.

Le splendide immagini ci portano anche a Padova (Altichiero da Zevio nell’Oratorio di San Giorgio e Giusto de’ Menabuoi al Battistero), Bologna (Giovanni da Modena), al Castello della Manta (Cuneo) e a Trento (Torre Aquila), per incontrare, da ultimo, Gentile da Fabriano a Palazzo Trinci di Foligno e, via via, scendere la Penisola fino a Palermo per il «Trionfo della Morte» a Palazzo Abatellis.

Nel tempo, l’impostazione del lavoro su muro mutò, divenendo più funzionale. Alla pontata subentrò il lavoro a giornata e, con l’uso del cartone, inoltre, il disegno venne trasferito sull’intonaco, rimanendo così visibile al pittore. Nonostante le numerose perdite, ricordate nell’introduzione, rimangono opere straordinarie che nei secoli hanno fatto scuola.

Le ricerche rinascimentali sulla prospettiva e sull’uomo nella sua fisicità, lo studio della classicità, si sono, ad esempio, tradotte nei capolavori celeberrimi descritti nel capitolo «Il Quattrocento in Toscana»: Paolo Uccello (Chiostro Verde a Santa Maria Novella) e Andrea del Castagno («Cenacolo» di Sant’Apollonia), messi a confronto diretto con i due monumenti equestri in Santa Maria del Fiore, Filippo Lippi (Duomo di Prato), Piero della Francesca (Monterchi, Sansepolcro), Gozzoli e Domenico Ghirlandaio a San Gimignano, Filippino Lippi (Cappella Strozzi in Santa Maria Novella), Luca Signorelli e Sodoma all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Nel corso del volume intervengono, inoltre, alcuni approfondimenti dedicati a un’opera specifica: Cappella Brancacci, Convento di San Marco, Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi, Storie della Vera Croce ad Arezzo, e molte altre.

Su tali premesse, gli artisti rinascimentali individuarono nell’affresco la tecnica migliore per esprimere le novità figurative. Con l’intervento commissionato nel 1481 da Sisto IV alla Cappella Sistina, si assistette al «primo progetto coerente per una definizione di una lingua comune dell’arte italiana». Non a caso, quindi, nel secondo Quattrocento si ebbe una grande fioritura di opere, ampiamente documentata nel volume, con soggetti sacri e profani (Camera degli Sposi al Palazzo Ducale di Mantova, Palazzo Schifanoia a Ferrara).

Nel secolo successivo, la Maniera moderna sfrutta tutte le possibilità espressive offerte dall’affresco (Cappella Sistina, Stanze e Logge Vaticane, cupole di Parma), che continua così la sua fortuna anche con l’artificioso e sofisticato manierismo.

Se la geografia artistica si concentra, per la maggior parte, sui grandi centri dell’arte italiana (Firenze e Roma in primis), nondimeno molti sono i riferimenti fotografici a luoghi oggi meno frequentati dai flussi turistici, ma altrettanto notevoli: Saronno per Gaudenzio Ferrari, Caldogno per Gian Antonio Fasolo, la Certosa di Garegnano per Daniele Crespi e Lentate sul Seveso per Mattia Bortoloni.

Il solenne classicismo seicentesco e il rinnovamento dovuto ai Carracci (Galleria di Palazzo Farnese a Roma) sfociarono nella grande decorazione, prediletta dalla Chiesa trionfante e dalle grandi corti: fu il trionfo di Pietro da Cortona (Palazzo Barberini, Palazzo Pitti), Baciccio e Andrea Pozzo (chiese del Gesù e di Sant’Ignazio a Roma), Luca Giordano (Palazzo Medici Riccardi), Gregorio De Ferrari e Domenico Piola (Palazzo Rosso a Genova).

Risalgono, da ultimo, al Settecento i cicli grandiosi di Giambattista Tiepolo (Palazzo Arcivescovile di Udine, Palazzo Labia a Venezia, Villa Valmarana ai Nani) e Francesco Solimena (Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli), quelli alla Galleria Borghese con Mariano Rossi e alla Palazzina di Caccia di Stupinigi di Giovanni Battista Crosato.

Con questo volume, la biblioteca degli appassionati d’arte si arricchisce senza dubbio di un poderoso atlante fotografico di alta qualità, frutto di una collaborazione con l’Archivio Scala, dedicato al «più dolce e il più vago lavorare che sia» (Cennino Cennini, Libro dell’arte).

Affreschi italiani. Da Giotto a Tiepolo, a cura di Arnold Nesselrath, 396 pp., ill. col., Mondadori Electa, Milano 2018, € 150,00

Lorenza Santa, da Il Giornale dell'Arte numero 394, febbraio 2019


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