L’acqua di Ercole per la Venaria

La statua, realizzata da Bernardo Falconi e alta più di 3 metri, finora era stata conservata nei Giardini di Palazzo Reale

Veduta d’insieme della Fontana dell’Ercole e della Reggia di Venaria. Foto di Paolo Robino
Alessandro Martini |  | Venaria Reale (To)

È un progetto che farà certamente discutere quello grazie al quale nei giardini della Reggia di Venaria trovano protezione e valorizzazione i resti della Fontana dell'Ercole. Progettata tra il 1669 e il 1672 dall’architetto ducale Amedeo di Castellamonte, a cui Carlo Emanuele II di Savoia aveva commissionato la reggia, venne demolita e parzialmente interrata nel 1711 per la realizzazione dei nuovi giardini progettati da Filippo Juvarra.

I resti disseppelliti del complesso costituito da scalinate, padiglioni, ninfei, grotte, giochi d’acqua e un grandioso apparato decorativo (comprese le statue ritrovate nel territorio a seguito di lunghe ricerche, restaurate dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale e in parte restituite tramite calchi fedeli), sono ora visibili grazie al progetto architettonico firmato da Gianfranco Gritella e promosso da una serie di sostenitori capeggiati dalla Consulta di Torino di cui è presidente Giorgio Marsiaj.

Al centro domina nuovamente la statua dell’Ercole Colosso nell’atto di uccidere l’Idra di Lerna, realizzata da Bernardo Falconi e alta più di 3 metri, finora conservata nei Giardini di Palazzo Reale a Torino. Tutt’intorno zampilli e giochi d’acqua, anche nell’articolato ninfeo ora coperto da volte lignee centinate.

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