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Musei

Klimt e Klee «immersivi» nell’ex base tedesca

Apre il nuovo museo digitale Bassins de Lumières a Bordeaux

Una simulazione della mostra immersiva «Bassins de Lumieres». © akg-images © Bridgeman Images

Il nuovo centro d’arte digitale Bassins de Lumières apre il 10 giugno in un’ex base navale tedesca per sottomarini della seconda guerra mondiale: un gigante di cemento armato che la città di Bordeaux ha convertito in spazio culturale. L’apertura, prevista in un primo tempo per il 17 aprile, è stata rinviata a causa della crisi sanitaria.

All’origine del progetto c’è Culturespaces, uno dei principali operatori culturali privati in Francia che gestisce i musei Maillol e Jacquemart-André a Parigi e l’Hôtel de Caumont a Aix-en-Provence. E che è anche al suo terzo «museo digitale», dopo le Carrières de Lumières di Les-Baux-de-Provence, aperto nel 2012 in un’ex cava di pietra, e l’Atelier de Lumières, aperto nel 2018 in un’ex fonderia di Parigi e dove, nel 2019, la mostra «digitale» su Van Gogh ha attirato 1,3 milioni di visitatori.

Il cantiere di restauro e allestimento dell’ex base navale di Bordeaux è stato aperto nel 2018, con un investimento per Culturespaces di 14 milioni di euro. Ad aprire ora al pubblico i Bassins de Lumières sono una mostra principale su Gustav Klimt, realizzata dal team tutto made in Italy di Gianfranco Iannuzzi con musiche di Luca Longobardi, e una mostra più breve su Paul Klee, realizzata dalla francese Cutback. Più che di mostre si tratta di spettacoli immersivi per i quali nessun capolavoro lascia il suo museo.

Immagini ad altissima definizione delle opere sono proiettate con sfondo musicale su 12mila mq di pareti alte 12 metri e si riflettono nell’acqua. Il centro si sviluppa intorno a quattro bacini, su una superficie di 13mila mq. Uno spazio detto Cube (220 mq), per l’arte contemporanea, accoglie «Ocean Data», un’esperienza digitale dello studio turco Ouchhh. Date le misure sanitarie in vigore, la visita si può fare solo a numero limitato e su prenotazione online. Per il futuro sono in programma quattro mostre all’anno.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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