Klimt all’ultimo

All'Oberes Belvedere le opere dalle raccolte ruotano attorno a «Donna con ventaglio», di proprietà privata

«Donna con ventaglio», di Gustav Klimt (particolare)
Flavia Foradini |  | Vienna

Nonostante le severe perdite per via delle restituzioni derivate da clamorosi processi, Gustav Klimt continua a essere uno dei cavalli vincenti del Belvedere. In periodo di pandemia dai contorni incerti, il museo viennese attinge dalle proprie collezioni per creare la cornice adeguata a un prestito di eccezione, attorno al quale si dispiega all’Oberes Belvedere fino al 13 febbraio la mostra «Donna con ventaglio. Le ultime opere di Klimt».

Assieme a «La sposa», lasciato incompiuto a uno stadio meno avanzato, il dipinto che dà il nome all’iniziativa era sul cavalletto del pittore nel suo atelier quando morì improvvisamente nel 1918 e viene considerato quasi compiuto. L’affascinante donna dal portamento elegante raffigurata su un ricco sfondo di fiori e volatili non è una delle dame dell’alta borghesia viennese, che Klimt soleva ritrarre, bensì una modella sconosciuta, forse una ballerina.

Il dipinto, di proprietà privata, mancava da Vienna dal 1920, e non è più stato mostrato in pubblico dal 1994. Per esplicitare il contesto creativo, il curatore Markus Fellinger ha raggruppato attorno alla «Donna con ventaglio» altri dipinti celebri dell’ultima fase, fra cui «La sposa», «Amalie Zuckerkandl», «Adamo ed Eva» e «Donna in bianco».

«Il fatto che Klimt dipingesse quadri di questo tipo negli anni della prima guerra mondiale viene spesso ritenuto decadente, ma egli non considerava suo compito esercitare una critica politico-sociale, bensì contrapporre alla fosca realtà una visione di bellezza, fatta di colori, armonia, amore e erotismo». Da ottobre la stessa mostra si amplierà con un focus sull’influsso dell’Oriente su Klimt.

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