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Jing-Háng, il Gran Canale cinese

Un osservatore privilegiato, Francesco Bandarin, scruta il Patrimonio Mondiale

Il canale Jing-Háng attraversa anche alcune città cinesi

Il Gran Canale, noto ai cinesi come Jing-Háng, costituisce un vasto sistema di vie navigabili interne della Cina, che collega, attraverso otto province, la capitale Pechino, nel Nord, alla città di Hangzhou nella provincia di Zhejiang, nel Sud. Con i suoi 1.794 chilometri di lunghezza, è il più lungo canale del mondo e la più grande infrastruttura di trasporto realizzata dall’umanità prima della rivoluzione industriale. Il canale ha costituito per oltre due millenni la vera spina dorsale economica della Cina, consentendo di integrare i sistemi navigabili dei due grandi fiumi cinesi, il Fiume Giallo e lo Yangtze, e di collegare il Nord e il Sud del Paese con una rete di trasporto di merci interna, evitando la navigazione lungo le pericolose rotte del Mar della Cina.

La costruzione di questo sistema infrastrutturale venne iniziata fin dal V secolo a.C., ma le varie parti del canale vennero unificate solo per iniziativa dell’imperatore Wen (541-604) durante la dinastia Sui (581-618), che lo utilizzò principalmente a fini strategici, per consolidare il controllo del Nord del Paese. La possibilità di trasferire facilmente grandi quantità di riso e cibo dal Sud al Nord permetteva infatti di mantenere un grande esercito nelle zone settentrionali e di far fronte così alle continue minacce di invasione dei popoli nomadi del Settentrione.

Parallelamente al canale, venne costruita una strada imperiale e le strutture logistiche di supporto a un apparato di corrieri, creando così un’efficientissima rete di comunicazione tra le diverse parti dell’impero. La gestione di un’infrastruttura così estesa fu resa possibile da un sistema di monopolio imperiale del trasporto del riso e delle materie prime strategiche, per la tassazione e il controllo del traffico, il Cao Yun, che durò per secoli. La dinastia Tang (618-907) continuò l’opera di manutenzione e gestione del canale, costruendo molti granai lungo il percorso per far fronte a possibili emergenze, nel caso in cui alluvioni o altri disastri rendessero impossibile la navigazione.

Per rendere regolare il trasporto, vennero realizzate speciali chiatte fluviali, progettate per adattarsi alle diverse profondità delle differenti sezioni del canale. Tale era l’importanza del canale che nell’anno 735 il traffico annuale veniva stimato a circa 150mila tonnellate di merci. Ma la principale innovazione tecnologica fu l’invenzione, durante la successiva dinastia Song (907-1279), della moderna chiusa fluviale, progettata da Qiao Weiyue, un commissario al trasporto, nell’anno 984 d.C.

Il sistema di chiuse con paratoie apribili, successivamente perfezionato da Leonardo da Vinci con l’invenzione di paratoie con chiusura a V, che consentono una migliore tenuta idraulica, è ancora in uso in tutti i canali navigabili del mondo. Nel XII secolo, durante il conflitto con un popolo di invasori di origine manciù, gli Jurchen, che portò alla perdita del controllo del Nord della Cina da parte dei Song, i generali decisero di rompere le dighe del Fiume Giallo per decimare gli invasori.

Questo portò alla rovina della sezione meridionale del canale per oltre un secolo, quando la nuova dinastia mongola degli Yuan (1271-1368) avviò grandi lavori di ripristino. I sovrani mongoli avevano infatti stabilito la loro capitale a Pechino ed era vitale per loro riprendere il flusso di merci e materiali dal Sud al Nord. Nel 1280 d.C. venne addirittura scavata una nuova sezione del canale lungo i contrafforti delle montagne dello Shandong, che permise di accorciare la distanza Pechino-Hangzhou di ben 700 chilometri rispetto al percorso precedente, creando l’attuale collegamento diretto tra le due città. Il Gran Canale fu rinnovato quasi integralmente tra il 1411 e il 1415 durante la dinastia Ming (1368-1644).

Infatti, all’epoca, a causa del ridotto apporto di acqua, molte parti del canale non avevano la profondità necessaria, e questo obbligava a continui trasbordi dalle chiatte più grandi a imbarcazioni più piccole. L’imperatore Yongle (1360-1424) decise di far costruire una grande diga e ben quattro enormi bacini nello Shandong per rendere regolare l’alimentazione del canale.

Tra il 1411 e il 1415, ben 165mila lavoratori dragarono il letto del canale e costruirono nuovi argini e chiuse. Il trasferimento della capitale Ming da Nanchino a Pechino nel 1403 spostò l’asse economico della Cina in direzione del canale, favorendo in particolare l’emergere della città di Suzhou come centro economico del Paese. In epoca Ming, per mantenere e gestire il Gran Canale venivano impiegati non meno di 47mila lavoratori, mentre oltre 120mila soldati erano adibiti alla manovra delle 12mila chiatte necessarie per il trasporto delle derrate. La rilevanza economica del canale restò fondamentale anche per la successiva dinastia di origine manciù, i Qing (1644-1912), che si adoperò per continuare l’opera di manutenzione e di gestione dell’infrastruttura. Tuttavia, nel 1855 le dighe di alimentazione del canale vennero aperte per ostacolare la marcia delle truppe della ribellione di Taiping (1850-1864) e le strutture subirono notevoli danni.

Inoltre, la realizzazione delle linee ferroviarie Tianjin-Pukou e Pechino-Hankou e lo sviluppo delle rotte marittime portarono all’abbandono di larghi tratti del canale, che peraltro è ancora oggi navigabile per oltre 800 chilometri, da Hangzhou fino a Jinin nella provincia dello Shandong. Grandi lavori di ristrutturazione sono stati avviati nel 2001, per migliorare la qualità delle acque, ripristinare i fondali e gradualmente estendere i tratti navigabili. Per la sua importanza storica e per la qualità delle sue strutture, il Gran Canale cinese è stato iscritto nel 2014 nella lista del Patrimonio Mondiale.

Francesco Bandarin, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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